Non sottovalutare i traumi cranici: possono favorire la depressione più avanti negli anni

Il legame

Non sottovalutare i traumi cranici: possono favorire la depressione più avanti negli anni

I primi interessati sono i giocatori di football americano. Più colpi alla testa si subiscono maggiori sono i rischi di depressione e deficit delle funzioni cognitiva, come memoria e capacità di ragionamento. Lo studio su Neurology conferma l’urgenza di maggiori misure protettive

di redazione

Esiste un’associazione tra trauma cranico, difficoltà cognitive e depressione. Ed è un’associazione del tipo “dose-risposta”: i disturbi cerebrali aumentano all’aumentare degli episodi traumatici. La reazione non è immediata, gli effetti dei colpi subiti alla testa possono manifestarsi anche decenni più tardi. I rischi delle lesioni cerebrali traumatiche (traumatic brain injury) sono al centro di uno studio appena pubblicato su Neurology che concentra l’attenzione sui traumi ripetuti, come quelli a cui va incontro un giocatore di football americano, per intenderci. 

I ricercatori hanno analizzato i dati di più di 13mila individui dall’età media di 62 anni. Il 5 per cento dei partecipanti (725) ha dichiarato di aver sperimentato ripetuti traumi alla testa in seguito ad attività sportiva, violenze o in missioni militari. Gli scienziati hanno effettuato una distinzione tra i casi con o senza perdita di conoscenza. 

Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a test per il riconoscimento di sintomi depressivi e a valutazioni delle performance cognitive. 

Dall’analisi dei dati è emerso che le persone con un passato di traumi cranici ripetuti avevano sintomi maggiori di depressione rispetto a chi non aveva avuto esperienze analoghe. 

«I risultati sottolineano che i colpi ripetuti alla testa, come quelli dovuti a  sport di contatto o ad abusi, potrebbero essere associati a sintomi della depressione in età avanzata», ha affermato Michael Alosco, professore associato di neurologia alla Boston University School of Medicine e principale autore dello studio. 

Come abbiamo anticipato, più traumi si subiscono maggiori sono i sintomi di depressione o di disturbo cognitivo che insorgono più avanti negli anni. I partecipanti senza alcun episodio di trauma cranico in passato avevano il minor numero di sintomi. 

Per quanto riguarda la depressione, il quadro clinico peggiore era quello delle persone che avevano avuto ripetuti episodi traumatici alcuni dei quali con perdita di coscienza. 

La stessa relazione dose-risposta è emersa per i deficit cognitivi. Le persone che avevano subito diversi colpi alla testa mostravano maggiori difficoltà nel test per valutare la memoria, la capacità di apprendimento, la velocità del ragionamento e i tempi di reazione. 

Anche in questo caso, a ottenere i risultati peggiori erano gli individui che avevano avuto traumi con perdita di conoscenza. 

«Questi risultati si aggiungono alle crescenti conoscenze delle conseguenze neurologiche a lungo termine dei traumi cerebrali. Va specificato che non tutte le persone con una storia di traumi ripetuti alla testa svilupperanno problemi in età più avanzata come declino cognitivo e depressione. Tuttavia, i risultati di questo studio forniscono ulteriori prove del fatto che l'esposizione a impatti ripetuti sulla testa, come quelli frequenti in alcuni sport, gioca un ruolo importante nello sviluppo di questi problemi cognitivi e psichici negli anni successivi», ha affermato Robert Stern, professore di neurologia, neurochirurgia, anatomia e neurobiologia presso la Boston University e autore senior dello studio. 

I risultati dell’indagine non giungono del tutto inaspettati. Le ricadute a lungo termine dei traumi cerebrali subiti dai giocatori professionisti di football americano, per esempio, sono note da tempo e al centro di accese polemiche.