Le nuove frontiere dell’osteoncologia: la salute dell’osso nel paziente oncologico

L’incontro

Le nuove frontiere dell’osteoncologia: la salute dell’osso nel paziente oncologico

di redazione

Le ossa possono venire messe a dura prova dalla neoplasia e dall’utilizzo di terapie antitumorali, come l’ormonoterapia e le chemioterapie.  Tra le conseguenze di un tumore e delle sue cure c’è la diminuzione di massa ossea, la riduzione della resistenza e conseguente aumento di fratture sia nella donna che nell’uomo, anche in assenza di traumi. All’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena un team multidisciplinare di specialisti (endocrinologo, ortopedico, oncologo, radiologo, radioterapiasta, fisioterapista, infermiere),  accompagna i pazienti in un percorso diagnostico e terapeutico condiviso che tenga conto anche di tutti gli aspetti connessi alla malattia ossea.

Si stima che nel 2016 in Italia verranno diagnosticati oltre 365 mila nuovi casi di tumore maligno (dati Airtum).

I due tumori più frequenti, il tumore della prostata negli uomini e quello della mammella nelle donne, sono anche i più pericolosi per le ossa. Il danno è provocato dai trattamenti chemioterapici ed ormonali usati in questi casi osteopenia/ostepoporosi. Il 53 per cento  degli uomini con cancro della prostata soffre di osteoporosi. Le donne con tumore del seno hanno, inoltre, un rischio di frattura di circa il 31 per cento più alto rispetto a donne sane. 

Inoltre le modificazioni del riassorbimento osseo, nei pazienti oncologici, possono predisporre all’insorgenza di metastasi scheletriche, determinando quella che si definisce “nicchia pre-metastatica”.  Di tutto questo si è parlato lo scorso 26 novemre all’Istituto Regina Elena all’incontro “La salute dell’osso nel paziente oncologico: stato dell’arte e prospettive future”.