Parotite: se il sistema immunitario dimentica la vaccinazione

Il caso

Parotite: se il sistema immunitario dimentica la vaccinazione

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La memoria immunitaria contro la parotite sembra funzionare peggio rispetto a quanto avviene con morbillo e rosolia, anche quando tutte le dosi della vaccinazione sono state eseguite regolarmente.
di redazione

La memoria immunitaria non è infallibile: può succedere che a distanza di anni l’organismo abbia dimenticato le “istruzioni” assegnate dal vaccino su come difendersi da una malattia infettiva. E questa potrebbe essere una delle ragioni per cui sono aumentate negli ultimi 15 anni le epidemie di parotite tra i ragazzi in età universitaria negli Stati Uniti: i vaccini effettuati da piccoli hanno perso il potere protettivo. Ma anche un’altra spiegazione è possibile: i ceppi che circolano oggi sono diversi da quelli presi di mira dalle campagne di immunizzazione del passato. 

Secondo uno studio su Pnas la ricomparsa degli orecchioni tra persone vaccinate è da attribuire al concorso di entrambi i fenomeni. 

«Il vaccino vivo-attenuato contro la parotite-morbillo-rosolia (mmr) ha avuto un grande successo negli Stati Uniti sin dalla sua introduzione 47 anni fa. Tuttavia, negli ultimi dieci anni, si sono verificati focolai di parotite tra i giovani adulti che sono stati vaccinati da bambini», scrivono gli autori dello studio. 

Come è possibile? Per scoprire le falle delle difese immunitarie dei ragazzi, un team di scienziati della Emory University e dei Centers for Disease Control and Prevention ha messo alla prova la memoria immunitaria di 71 persone tra gli 8 e i 23 anni di età. Quasi tutti i partecipanti allo studio avevano ricevuto due dosi del vaccino contro morbillo rosolia e parotite. L’80 per cento del campione aveva ricevuto la seconda dose del vaccino trivalente più di dieci anni prima dell’inizio dello studio. 

Nel 93 per cento dei casi le analisi del sangue mostravano la presenza di gli anticorpi contro la parotite, ma nel 10 per cento delle persone non sono state individuate le cellule della memoria (i linfociti B memoria) specifiche per la parotite. Queste sono le cellule che garantiscono l’immunità a lungo termine rispondendo con la produzione di anticorpi specifici in caso di esposizione a virus del passato di cui hanno un ricordo vivo. La memoria immunitaria contro morbillo e rosolia sembra invece funzionare meglio rispetto a quella per la parotite (la presenza di linfociti B specifici per le due malattie infettive è da 5 a 10 volte superiore). 

Inoltre, alcuni ragazzi non avevano nessuna difesa immunitarie contro i virus della parotite attualmente in circolo, di ceppo diverso da quelli presi di mira dal vaccino effettuato in età pediatrica.  

La soluzione? Si è pensato a campagne di vaccinazione con una terza dose del vaccino, soprattutto per le persone che frequentano i luoghi dove sono in corso delle epidemie. Ma gli effetti della terza dose non sembrano durare a lungo: gli anticorpi sono in caduta libera già dopo un anno dal vaccino. 

Forse sarebbe più utile realizzare un vaccino nuovo capace di colpire i ceppi attualmente in circolo? Ma sviluppare un nuovo vaccino richiede costosi e lunghi trial clinici necessari per dimostrarne efficacia e sicurezza. 

In ogni caso, scrivono i ricercatori, una soluzione deve essere trovata. «Sono necessari ulteriori sforzi per caratterizzare pienamente le risposte immunitarie delle cellule B e T al vaccino contro la parotite e per sviluppare strategie per migliorare la qualità e la durata dell'immunità indotta dal vaccino», scrivono gli scienziati.