Un passo avanti contro i tumori pediatrici. Si riduce la tossicità cardiaca dei trattamenti

Lo studio

Un passo avanti contro i tumori pediatrici. Si riduce la tossicità cardiaca dei trattamenti

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Un solo esempio: il rischio di insorgenza di malattie coronariche dopo 20 anni dalla diagnosi di cancro (dunque in età giovanissima) è passato dallo 0,38 per cento degli anni Settanta allo 0,24% degli anni Ottanta allo 0,19% negli anni Novanta.
di redazione

Più efficaci, ma anche più sicure. Le terapie oncologiche destinate ai bambini hanno ottenuto negli ultimi cinquant’anni importanti progressi su due fronti: è aumentato il numero dei sopravvissuti e si sono ridotti gli effetti collaterali a lungo termine dei trattamenti. In particolare, il cuore viene danneggiato sempre meno. La cardiotossicità della chemioterapia e della radioterapia di oggi non è elevata come quella di ieri. 

E di conseguenza dagli anni Settanta a oggi si è registrato un calo significativo dei casi di malattie cardiache tra gli adulti che sono stati sottoposti a chemioterapia o radioterapia durante l’infanzia. È quanto emerge da uno studio appena pubblicato sul British Medical Journal che indirettamente dimostra che gli sforzi per ridurre gli effetti collaterali a lungo termine delle terapie sono stati ripagati. 

L’esposizione alle sostanze chimiche o alle radiazioni può favorire lo sviluppo di una serie di patologie cardiovascolari, come cardiomiopatia, aritmie cardiache, patologie delle arterie, delle valvole cardiache e del pericardio. Per questo i sopravvissuti ai tumori pediatrici hanno un rischio maggiore di andare incontro a patologie cardiache e circolatorie e anche di morte prematura per disturbi al cuore. 

La ricerca scientifica degli ultimi anni si è concentrata nel tentativo di minimizzare i rischi delle terapie oncologiche, potenziandone i benefici. 

Con quali risultati? Per scoprirlo un gruppo di ricercatori americani ha analizzato i dati di più di 23mila adulti sopravvissuti ai più comuni tipi di tumori infantili in cura presso centri specializzati negli anni Settanta, Ottanta e Novanta. L’attenzione degli scienziati si è concentrata su cinque patologie cardiache: scompenso cardiaco, malattie delle coronarie (restringimento delle arterie), difetti delle valvole cardiache, malattie del pericardio e aritmie. 

Dopo aver preso in considerazione altri fattori di rischio per malattie cardiovascolari, come diabete, ipertensione, livelli alti di colesterolo alti, sovrappeso, fumo e sedentarietà, gli scienziati hanno osservato una progressiva riduzione dei tassi alcune malattie cardiache tra gli adulti sottoposti a terapie oncologiche da piccoli. Per esempio, il rischio di insorgenza di malattie coronariche dopo 20 anni dalla diagnosi di cancro (dunque in età giovanissima) è passato dallo 0,38 per cento degli anni Settanta allo 0,24 per cento degli anni Ottanta allo 0,19 per cento negli anni Novanta. Il risultato è dovuto soprattutto a una riduzione degli effetti collaterali delle terapie nei pazienti con linfoma di Hodgkin. L’incidenza dello scompenso cardiaco è passata da 0,69 per cento allo 0,54 per cento negli anni Novanta. 

I progressi registrati negli ultimi decenni sono associati a una riduzione della percentuale di pazienti esposti a radiazioni cardiache (dal 77% degli anni Settanta al 40% degli anni Novanta).  

«Le terapie oncologiche si sono concentrate sull'aumento dei tassi di guarigione nel tentativo di minimizzare gli effetti negativi a lungo termine. La cardiotossicità è cambiata nel tempo, con un minor numero di bambini sottoposti a radiazioni dirette al torace, con dosi più basse, un numero minore di sedute», scrivono gli autori dello studio.