La pillola anticoncezionale potrebbe perdere efficacia se si assumono antibiotici

Effetti imprevisti

La pillola anticoncezionale potrebbe perdere efficacia se si assumono antibiotici

Gli antibiotici possono compromettere l’efficacia della pillola anticoncezionale ed esporre le donne al rischio di una gravidanza indesiderata. Nel caso si segua una terapia antibiotica è consigliabile prendere anche altre precauzioni

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Immagine: Anqa / CC0
di redazione

Non bisogna fidarsi tropo della pillola anticoncezionale se si sta seguendo una terapia antibiotica. Secondo uno studio pubblicato sul BMJ Evidence Based Medicine, infatti, gli antibiotici possono compromettere l’efficacia protettiva degli ormoni ed esporre le donne al rischio di una gravidanza indesiderata. Meglio adottare ulteriori precauzioni. 

I primi sospetti sulle interazioni tra antibiotici, soprattutto quelli ad ampio spettro, e pillola contraccettiva risalgono al lontano 1973 quando è stato segnalato il primo caso di una donna rimasta incinta mentre assumeva contemporaneamente la pillola e gli antibiotici.  Da allora, però, non si è andati oltre una aneddotica raccolta di casi che non ha permesso di arrivare a conclusioni certe.

Attualmente gli antibiotici più diffusi non vengono considerati un rischio per le donne che assumono la pillola. Fanno eccezione solo alcuni tipi specifici di farmaci antibatterici che stimolano la produzione di particolari enzimi. Le interferenze tra antibiotici e ormoni, insomma, non hanno mai preoccupato più di tanto. Anche perché istituzioni come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Center for Disease Control and Prevention (Usa) e la Royal College of Obstetricians and Gynaecologists (Uk) hanno rassicurato le donne sostenendo che non vi fosse bisogno di aggiungere ulteriori precauzioni nei rapporti sessuali nel caso di terapia antibiotica perché l’efficacia della pillola non veniva ridotta dai farmaci. 

Ma i risultati del nuovo studio invitano a una maggiore prudenza. Un gruppo di scienziati dell’Università di Oxford ha cercato negli archivi dell’ente regolatorio inglese Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (MHRA), l’equivalente della nostra Aifa, segnalazioni di gravidanze indesiderate associate all’assunzione di tre tipi di farmaci, tra cui nove antibiotici tra i più diffusi (amoxicillina, ampicillina, cefalexina, ciprofloxacina, eritromicina, metronidazolo, nitrofurantoina, ossitetraciclina, trimetoprim), dodici farmaci induttori enzimatici e nove medicinali di diversa natura come elemento di controllo dello studio. 

L’indagine si è concentrata sui dati raccolti tra il 1963 e il 2018.

Ebbene, nel terzo gruppo di farmaci sono state segnalate 6 gravidanze indesiderate (9 casi ogni 100mila persone), nel gruppo degli induttori enzimatici 39 casi (119/100mila) e nel gruppo degli antibiotici 46 (62 su 100mila). 

Il dato assoluto non è altissimo, ma rispetto agli altri tipi di farmaci, il numero delle gravidanze indesiderate era 7 volte superiore nelle segnalazioni degli antibiotici e 13 volte più frequente nelle segnalazioni dei farmaci induttori enzimatici. 

«I dati suggeriscono che esiste un’interazione tra i farmaci antibatterici e i contraccettivi ormonali che può potenzialmente compromettere l'efficacia dei contraccettivi. Il principio di precauzione impone alle donne che assumono contraccettivi ormonali di prendere precauzioni anticoncezionali aggiuntive quando seguono un ciclo di terapia antibiotica», avvertono i ricercatori. 

Il rischio, specificano gli scienziati, varia da donna a donna e non è possibile fornire indicazioni valide universalmente.