La pillola anticoncezionale riduce il rischio di ammalarsi di cancro alle ovaie

Lo studio

La pillola anticoncezionale riduce il rischio di ammalarsi di cancro alle ovaie

Le donne che prendono la pillola hanno un rischio dimezzato di sviluppare il tumore
redazione

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Uno studio sul Bmj dimostra che i nuovi anticoncezionali orali prevengono il 21 per cento dei casi di cancro alle ovaie. Un risultato simile a quello ottenuto dai prodotti di vecchia generazione

Le nuove pillole contraccettive combinate (a base di estrogeni e nuovi progestinici) riducono il rischio di tumore all’ovaio nelle donne giovani. È più che una rassicurazione quella contenuta in un ampio studio pubblicato sul Bmj che dimostra un valore protettivo dell’anticoncezionale femminile orale di nuova generazione.  

I ricercatori dell’ Università di Aberdeen in Scozia e dell’Università di Copenhagen in Danimarca hanno raccolto informazioni su 1,5 milioni di donne danesi tra i 15 e i 49 anni di età dai registri sulle prescrizioni dei farmaci e dai database sui casi di cancro. L’indagine si è concentrata tra il 1995 e il 2014. 

Lo scopo della ricerca era verificare che anche le nuove pillole combinate avessero un effetto protettivo sul tumore alle ovaie così come i vecchi prodotti già considerati da precedenti studi in grado di ridurre il rischio di quel tipo cancro. 

Le nuove pillole combinate, rispetto alle precedenti, hanno un dosaggio più basso di estrogeni e sono composte da nuovi progestinici come desogestrel, gestodene e drospirenone. La diversa composizione quindi richiedeva quindi necessariamente una nuova valutazione. 

«È importante - scrivono i ricercatori -  per chi usa nuovi contraccettivi orali combinati sapere se con questi si hanno le stesse probabilità di ricevere lo stesso beneficio per il cancro ovarico rispetto ai consumatori degli studi precedenti». 

Le donne coinvolte nell’indagine sono state divise in tre categorie: quelle che non hanno mai usato la pillola, quelle che la assumevano regolarmente nel periodo di osservazione o la avevano interrotta da meno di un anno e quelle che l’avevano usata in passato e che avevano interrotto l’assunzione da più di un anno. 

Ebbene, i ricercatori hanno scoperto che tra le donne che non avevano mai assunto la pillola si registrava il numero più elevato di casi di cancro all’ovaio, (pari a 7,5 persone per 100mila all’anno) mentre tra le donne che assumevano regolarmente la pillola l’incidenza scendeva a 3,2 per 100mila all’anno. 

I ricercatori hanno anche notato che la riduzione del rischio di ammalarsi aumenta con la durata dell’uso dei contraccettivi e che l’effetto protettivo diminuisce con il passare degli anni fino a scomparire del tutto dopo 10 anni dall’ultima assunzione. 

Basandosi su questi risultati, gli scienziati hanno affermato che la contraccezione orale è capace di prevenire il 21 per cento di casi di cancro all’ovaio. Non una cosa da poco, visto che nel 2012 si stima che 238.719 donne in tutto il mondo abbiano ricevuto la diagnosi  di un tumore ovarico e 151.917 siano morte a causa della malattia. Il tasso di sopravvivenza del cancro ovarico a cinque anni, inferiore rispetto a molti altri tumori, è del 30-40 per cento in tutto il mondo e varia in base allo stadio della diagnosi.

«Sulla base dei nostri risultati - concludono i ricercatori - i contraccettivi ormonali combinati contemporanei sono ancora associati a un ridotto rischio di cancro ovarico nelle donne in età riproduttiva, con modelli simili a quelli osservati con i precedenti prodotti orali combinati.  Il rischio ridotto sembra persistere dopo l'interruzione dell'uso, sebbene la durata del beneficio sia incerta. Attualmente non ci sono prove sufficienti per suggerire una protezione simile tra chi assume prodotti esclusivamente a base di progestinici».