PrEP. Più infezioni a trasmissione sessuale per chi prende la pillola per prevenire l'Hiv

Lo studio

PrEP. Più infezioni a trasmissione sessuale per chi prende la pillola per prevenire l'Hiv

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In chi comincia a fare uso della PrEP i tassi di diagnosi di infezioni a trasmissione sessuale raddoppiano passando da 55,1 ogni 100 persone all'anno a 94,2 per 100.
di redazione

Un tempo c’era solo il preservativo, l’unica strategia preventiva per evitare di contrarre l’Hiv nei rapporti sessuali cosiddetti “a rischio” era il condom. Poi ci si è resi conto che un trattamento usato per controllare l'Hiv (l'assiciazione tenofovir/emtricitabina il cui nome commerciale è Truvada), se assunto dalle persone sane, è in grado di proteggerle dalla trasmissione del virus anche quando si hanno rapporti sessuali con persone sieropositive. È la cosiddetta profilassi pre-esposizione (in sigla PrEP), una strategia che ha ormai dimostrato un'efficacia preventiva superiore al 90 per cento. 

Se la PrEP è in grado di prevenire l’Hiv, c'è però un'altra faccia della medaglia che merita attenzione: secondo uno studio australiano pubblicato sul Journal of the American Medical Association in chi comincia ad assumere quotidianamente la pillola preventiva si osserva un consistente aumento di altre malattie a trasmissione sessuale come clamidia, gonorrea e sifilide. 

Un raddoppio delle infezioni

La ricerca, denominata ACCESS (Australian Collaboration for Coordinated Enhanced Sentinel Surveillance of Blood-Borne Viruses and Sexually Transmitted Infections) è iniziata nel 2016 e ha coinvolto oltre 4 mila persone che facevano ricorso alla PrEP per evitare di contrarre l'Hiv. L'obiettivo principale era valutare l’efficacia della PrEP; il dato sull’incidenza delle malattie sessualmente trasmissibili (che si riferisce a un campione di circa 3 mila persone) è emerso come risultato secondario dello studio. I partecipanti avevano un’età media di 34 anni, erano quasi tutti uomini e nel 95 per cento dei casi erano omosessuali o bisessuali. Nel corso dell’indagine sono stati registrati in tutto 2.928 infezioni diagnosticate nel 48 per cento dei partecipanti (pari a 91,9 episodi di infezioni sessuali ogni 100 persone all'anno).

Ciò che però è saltato all'occhio è stato un brusco aumento delle infezioni a trasmissione sessuale in chi iniziava ad adottare la strategia preventiva. Nel gruppo di chi non aveva mai fatto uso delle PrEP prima dello studio (e per cui erano disponibili dati sulle infezioni relativi al passato) i tassi di diagnosi di infezioni a trasmissione sessuale sono quasi raddoppiati passando da 55,1 ogni 100 persone all'anno a  94,2 per 100.

Spiegazioni plausibili

Cosa è cambiato tra il prima e il dopo?

La risposta più ovvia potrebbe essere che chi comincia ad assumere il farmaco preventivo smette di usare il preservativo e così alza una barriera contro l'Hiv ma rimane indifeso contro le altre infezioni. 

I dati dello studio dicono però che non è così: non si registrano differenze sostanziali tra chi mette il condom sempre, chi lo fa ogni tanto e chi non lo indossa mai. 

Le uniche variabili che sembrano aumentare il rischio di contrarre clamidia, gonorrea e sifilide sono il numero di partner casuali e la partecipazione a sesso di gruppo. Il che potrebbe far pensare che la PrEP incentiva l'adozione di comportamenti sessuali più disinibiti. 

Lo studio non è in grado di dire se è così. Ma per i ricercatori la spiegazione potrebbe essere più semplice: non è da escludere che con in chi comincia ad assumere la pillola per prevenire l'Hiv aumenti la frequenza dei controlli medici e così facendo si scoprono molte più infezioni. 

Se così fosse, non solo non ci sarebbe bisogno di mettere in discussione una strategia di prevenzione tanto efficace, ma sarebbe addirittura un bene perché identificare le infezioni sessuali significa poter mettere in atto una terapia e così interrompere la catena della trasmissione. 

Nonostante tutto sì PrEP

Idea condivisa da tre ricercatori dell'University of California, San Francisco che in un editoriale che accompagna lo studio si spingono ancora oltre, sostenendo che la PrEP dovrebbe continuare a essere prescritta anche nel caso in cui si scoprisse che induce una riduzione dell’uso del condom. Perché benefici della profilassi pre-esposizione superano i rischi. 

«Per garantire l’impatto a livello di popolazione attraverso la PrEP sull’incidenza dell'Hiv, la PrEP dovrà essere disponibile e utilizzata dalle popolazioni che possono trarre il maggior vantaggio, compresi quelli che hanno rapporti sessuali senza profilattico», scrivono gli autori dell’editoriale. 

Il problema della maggiore diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili tra le persone in trattamento con la PrEP può essere affrontato invitando gli individui a maggiori controlli per ottenere diagnosi e interventi tempestivi, suggeriscono gli autori dello studio.