I probiotici non migliorano i sintomi delle gastroenteriti nei bambini

Il verdetto

I probiotici non migliorano i sintomi delle gastroenteriti nei bambini

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Liquidi per evitare la disidratazione e, tutt’al più, qualche rimedio contro la nausea. Sono le uniche cose da fare nel caso di bambini piccoli colpiti da infezioni gastrointestinali
di redazione

Inutile somministrare probiotici a bambini piccoli con gastroenterite virale. I microbi amici dell’intestino considerati capaci di ristabilire l’equilibrio della flora batterica e rafforzare il sistema immunitario non migliorano i sintomi delle infezioni gastro-intestinali. 

È la conclusione a cui sono giunti due studi pubblicati sul New England Journal of Medicine.

Nel primo studio i ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis hanno giudicato gli effetti di un comune probiotico chiamato Lactobacillus rhamnosus GG (Lgg, nome commerciale  Culturelle) su circa mille bambini tra i 3 mesi e i 4 anni di età. 

Nel secondo studio condotto in Canada, l’attenzione è stata rivolta a un altro prodotto, il Lactobacillus acidophilus (Lacidofil). 

Entrambe le indagini hanno messo in discussione l’efficacia dei probiotici per il trattamento di gastroenteriti nella prima infanzia: «I genitori farebbero meglio a risparmiare soldi e usarli per comprare frutta e verdura fresca per i loro bambini», ha detto Phillip I. Tarr, coautore dello studio americano. 

Negli Stati Uniti, così come in altri Paesi occidentali, le gastroenteriti infantili non sono quasi mai fatali. I bambini hanno intensi episodi di vomito e diarrea ma non rischiano la vita. Tuttavia le infezioni di questo tipo hanno un forte impatto sulla sanità provocando 1,7 milioni di visite al pronto soccorso e più di 70mila ricoveri ospedalieri ogni anno solamente negli Usa. 

«I probiotici sono diventati un sistema sempre più comune per curare i bambini affetti da  gastroenterite acuta - ha detto David Schnadower della Washington University, autore principale dello studio - Alcuni studi più piccoli avevano suggerito che i probiotici potessero essere d’aiuto, tuttavia, tali studi hanno avuto un certo numero di limitazioni. Abbiamo cercato di fornire prove indipendenti e conclusive a favore o contro l'uso di probiotici nei neonati e nei bambini con gastroenterite acuta».

Lo studio americano ha coinvolto 971 bambini accolti tra il 2014 e il 2017 nei pronto soccorsi del St. Louis Children Hospital e di altre 9 strutture in diverse aree geografiche degli Usa. Tutti i piccoli pazienti mostravano i sintomi tipici della gastroenterite, vomito, diarrea, dolore addominale e non avevano assunto probiotici nelle due settimane precedenti alla visita. I bambini sono stati divisi in due gruppi: il primo gruppo è stato trattato con il probiotico Lgg due volte al giorno per cinque giorni, il secondo con un placebo della stessa forma e gusto simile. Tanto i genitori, quanto i medici ignoravano la natura delle pillole assunte dai piccoli. 

I ricercatori hanno osservato che il decorso dell’infezione gastrointestinale era identico nel gruppo del probiotico e in quello del placebo: la diarrea durava in entrambi i casi circa due giorni. 

«Abbiamo analizzato molti scenari differenti - ha detto Schnadower -  bambini più piccoli in confronto a bambini più grandi, gastroenteriti causate da virus o da batteri, la durata della diarrea prima che venissero date le cure. Abbiamo anche testato il probiotico indipendentemente per valutarne la purezza e la qualità. Ogni volta abbiamo raggiunto la stessa conclusione: l’Lgg non è di aiuto» .

Il ricorso ai probiotici è così diffuso perché non esistono vere e proprie cure per la gastroenterite pediatrica. L’unica cosa che un genitore può fare è somministrare liquidi al bambino per evitare la disidratazione e al massimo dargli qualche rimedio contro la nausea. I papà e le mamme, sprovvisti di armi efficaci per risolvere in breve tempo il malessere dei figli, ricorrono così ai tanto decantati probiotici senza sapere che spesso i benefici pubblicizzati non sono sostenuti da prove evidenti. 

I ricercatori ricordano che il business dei probiotici negli Usa gode di ottima salute ed è destinato a crescere nei prossimi anni, passando da 37 miliardi di dollari del 2015 a 64 miliardi di dollari nel 2023.

«Data la popolarità dei probiotici - scrivono i ricercatori - era importante stabilire se il loro utilizzo valesse la spesa. In questo caso i probiotici non hanno aggiunto alcun beneficio misurabile e quindi non giustificano il costo aggiuntivo».