Quando la gravidanza è a termine è più sicuro indurre il parto che aspettare

La cosa giusta

Quando la gravidanza è a termine è più sicuro indurre il parto che aspettare

Anticipando i tempi si riduce il rischio di morte neonatale e di parto cesareo
redazione

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Una review Cochrane di 30 studi clinici invita ad anticipare i tempi del parto nel caso in cui la donna abbia raggiunto o superato il termine della gravidanza. Il parto indotto riduce il rischio di morte neonatale e riduce le probabilità del cesareo

La gravidanza è a termine ma le contrazioni non arrivano.  Meglio indurre il parto o aspettare che la natura ritardataria faccia il suo corso? La risposta è contenuta in una review Cochrane che ha analizzato i risultati di 30 trial clinici randomizzati: accelerare i tempi sembrerebbe la scelta più sicura soprattutto per i bambini. 

I 30 studi presi in esame avevano coinvolto in tutto 12.479 donne ed erano stati condotti in diversi Paesi del mondo (Norvegia, Cina, Tailandia, Usa, Austria, Tirchia, Canada, Regno Unito, India, Tunisia, Finlandia, Spagna, Svezia e Paesi Bassi). Dall’analisi dei dati è emerso che indurre il parto riduce il rischio di morte perinatale per tutte le cause. Nel gruppo delle donne a cui sono state indotte le contrazioni ci sono stati due decessi tra i neonati in confronto ai 16 del gruppo delle donne lasciate libere di seguire la tabella di marcia della natura. Anche il numero di nati morti diminuisce ricorrendo alla strategia di indurre il parto: nel campione esaminato c’è stato un nato morto nel gruppo di donne sottoposte ai trattamenti farmacologici per accelerare i tempi in confronto ai 10 dell’altro gruppo. 

Non solo. Le donne che anticipano il parto in ospedale hanno meno probabilità di essere sottoposte a un parto cesareo, ma maggiori probabilità di subire un parto vaginale operativo, ovvero un parto che si conclude con il ricorso al forcipe o alla ventosa. In caso di parto indotto, i neonati hanno un rischio minore di finire nei reparti di terapia intensiva neonatale o di avere punteggi bassi nel test di Apgar, una valutazione delle condizioni di salute del neonato che si esegue pochi minuti dopo la nascita. 

Dall’analisi dei 30 studi non sono invece emerse differenze tra i due gruppi (parto indotto e parto non indotto) per quanto riguarda i traumi dei bambini subiti durante il parto, né i danni perineali, le emorragie post-partum o la durata del ricovero ospedaliero delle mamme. 

«La scelta di indurre il parto a termine o oltre il termine in confronto alla politica dell’attesa - scrivono i ricercatori nelle conclusioni - è associata a un numero minore di morti perinatali e a un numero inferiore di parti cesarei, ma a un maggior numero di parti vaginali operativi».

Normalmente la gravidanza dura 40 settimane dall’inizio dell’ultima mestruazione, ma un parto tra la 37esima e la 42esima settimana è considerato a termine. Se la gravidanza si protrae oltre, la decisione più saggia, alla luce degli ultimi trial clinici, è quella di indurre il parto. 

Saranno necessarie però ulteriori indagini per individuare il momento migliore per intervenire. La review Cochrane appena uscita è un aggiornamento di uno studio originale del 2006, successivamente già aggiornato nel 2012.