Quando i problemi di equilibrio derivano dall'orecchio. Un dispositivo promette di risolvere il problema

La speranza

Quando i problemi di equilibrio derivano dall'orecchio. Un dispositivo promette di risolvere il problema

Una piccola sperimentazione su 8 pazienti dà risultati incoraggianti. Un dispositivo impiantabile nell’orecchio interno restituisce l’equilibrio e riduce le vertigini. Migliorando notevolmente la qualità di vita

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Immagine: © Johns Hopkins Vestibular NeuroEngineering Laboratory
di redazione

Per chi soffre di ipofunzione vestibolare bilaterale (BVH), una disfunzione dell’orecchio interno che causa perdita di equilibrio e vertigini, anche solo camminare può rappresentare una sfida.

Presto per gli 1,8 milioni di adulti che nel mondo soffrono di questo disturbo invalidante potrebbe esserci una soluzione. Un gruppo di ricercatori della Johns Hopkins Medicine ha messo a punto un dispositivo impiantabile basato sulla stimolazione elettrica del nervo vestibolare. 

Per realizzarlo gli scienziati hanno preso come modello la tecnologia usata negli apparecchi acustici che prevede la stimolazione elettrica del nervo cocleare dell’orecchio interno e l’hanno adattata ai loro scopi.

L’impianto per i pazienti affetti da disturbi vestibolari provoca una stimolazione del nervo vestibolare in risposta ai segnali provenienti da un sensore motorio posizionato sulla testa del paziente che trasmette informazioni sulla velocità e la direzione del movimento della testa. 

I ricercatori hanno testato il dispositivo in otto pazienti osservando gli effetti sulla stabilità, sulla fluidità nella camminata, sull’udito, sulle vertigini e sulla qualità della vita. 

I pazienti erano stati sottoposti a una valutazione generale prima dell’intervento di impianto del dispositivo e in due momenti successivi all’operazione, dopo sei mesi e dopo un anno. In media alla fine del periodo di osservazione si è osservato un miglioramento significativo di tutti i parametri a discapito però della qualità dell’udito che si è abbassata leggermente in tutti i pazienti. «Il miglioramento delle prestazioni sui test clinici standardizzati di equilibrio e deambulazione è stato significativo. Ancora più gratificante è stato osservare che i nostri pazienti sono stati in grado di tornare ad attività che arricchiscono la loro vita quotidiana, come fare esercizio, andare in bicicletta, fare giardinaggio o ballare al matrimonio di una figlia», ha dichiarato  Margaret Chow, autrice principale dello studio.

I risultati della sperimentazione sono stati pubblicati sul  New England Journal of Medicine.

«L’impianto vestibolare multicanale è incredibile. Prima di riceverlo, non potevo camminare al buio, su un terreno irregolare o senza un bastone. Ora, posso fare tutte queste cose e sto vivendo una vita abbastanza normale», ha dichiarato A'ndrea Messer, un ricercatore della Penn State University tra i partecipanti alla sperimentazione. 

Per mantenere l'equilibrio quando ci muoviamo il cervello elabora i dati provenienti da più sistemi sensoriali, tra cui la vista, il sistema propriocettivo che fornisce indicazioni sulla posizione del corpo nello spazio e il nervo vestibolare delle orecchie interne. Le persone affette da ipofunzione vestibolare bilaterale hanno difficoltà a mantenere fermi gli occhi, la testa e il corpo. I movimenti della testa compromettono la capacità visiva e camminare diventa un’attività tutt’altro che naturale che richiede uno sforzo di concentrazione per evitare di cadere. Il rischio di cadute per questa categoria di persone è superiore di trenta volte rispetto alle persone sane. 

Attualmente non esiste una terapia risolutiva per l’ipofunzione vestibolare bilaterale, l’unico trattamento con qualche possibilità di successo è la riabilitazione che consiste in una serie di esercizi effettuati con un fisioterapista per migliorare l’equilibrio e la postura e ridurre le vertigini. 

La strada dei dispositivi impiantabili era già stata tentata in precedenza ma le sperimentazioni erano state condotte per periodi di tempo breve e in laboratorio. «I partecipanti a questo studio sono veri pionieri: i primi a utilizzare un impianto vestibolare come un ausilio a lungo termine, 24 ore su 24», afferma Charley Della Santina, autore senior dello studio.