Quando un'operazione al polmone provoca danni al cuore

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Quando un'operazione al polmone provoca danni al cuore

Le complicanze cardiache di interventi in altri organi aumentano di 6 volte il rischio di morte
redazione

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©American Heart Association

Il chirurgo è concentrato sull'intervento programmato, sui  reni, sulla cistifellia, sull'intestino. Ma, mentre muove lavora con il bisturi su questi organi, il cuore del paziente può subire dei danni.

Il fenomeno è definito danno miocardico perioperatorio: interventi chirurgici che non coinvolgono il cuore possono avere ripercussioni negative sul sistema cardiovascolare nei pazienti con malattia cardiaca accertata oppure a rischio di svilupparla. 

Un gruppo di cardiologi svizzeri sulla rivista Circulation invita i chirurghi a non sottovalutare questi possibili effetti collaterali "a distanza", che avvengono in un luogo diverso da dove sono impegnate le loro mani. 

Il danno miocardico perioperatorio, dicono gli scienziati, è una complicanza grave ma spesso non diagnsoticata che può verificarsi durante o nel periodo immediatamente successivo a un'operazione non cardiaca. I ricercatori hanno seguito l'esito di 2.546 interventi non cardiaci effettuati tra il 2014 e il 2015 all'ospedale di Basilea. Dalla loro analisi è emerso che, tra i pazienti con 65 anni o più sottoposti a un intervento chirurgico su qualunque organo a eccezione del cuore, 1 su 7 subisce danni alle cellule cardiache durante l'intervento o nel primo periodo post-operatorio.

Le complicanze cardiache perioperatorie possono aumentare di 6 volte il rischio di morte per qualunque causa nei trenta giorni successivi all'operazione. Ma l'alto tasso di mortalità associato con danno miocardico perioperatorio persiste fino a un anno dopo l'intervento chirurgico.

«I pazienti con danno miocardico perioperatorio non vengono facilmente riconosciuti perchè nella maggior parte dei casi non mostrano alcun sintomo di malattia cardiaca e solo molto raramente soffrono di dolore al petto che è il sintomo tipico dell'infarto», spiega Christian Puelacher, ricercatore del Cardiovascular Research Institute, a Basilea in Svizzera, e principale autore dello studio.

Per fortuna però i ricercatori del Cardiovascular Research Institute hanno trovato un modo per individuare il danno alle cellule cardiache in seguito a un intervento chirurgico in sedi lontane dal cuore. Basta effettuare un prelievo del sangue per misurare i valori della troponina, una proteina indicativa di eventuali danni al cuore anche in assenza di sintomi. Valori alti sono associati a un danno alle cellule cardiache e a un maggior rischio di morte.  

Il prelievo può essere effettuato prima, durante e dopo l'operazione per monitorare eventuali cambiamenti. 

Secondo gli autori dello studio non tutti gli interventi sono uguali. Ci sono quelli più a rischio di complicanze cardiache come la resezione polmonare o epatica, l'asportazione di una parte del polmone o del fegato eseguita per la rimozione di tumori. E ci sono operazioni a basso (prostata e reni) o a medio (protesi dell'anca, rimozione della cistifellea) rischio. 

«Riconoscere le complicanze cardiache perioperatorie come una potenziale causa di morte dopo l'intervento chirurgico potrebbe aiutare a migliorare i risultati della chirurgia non cardiaca», ha detto Puelacher. «Tuttavia, dal momento che non ci sono chiare indicazioni terapeutiche per questi pazienti, il trattamento deve essere personalizzato su misura per ciascun paziente. Sono  necessarie ulteriori ricerche per trovare strategie di gestione delle complicanze cardiache».