Rinunciare ai carboidrati per sei mesi per spegnere il diabete

Lo studio

Rinunciare ai carboidrati per sei mesi per spegnere il diabete

Rispetto ad altri regimi alimentari consigliati per il controllo della glicemia, la dieta a basso contenuto di carboidrati sembra più efficace. Consumando al massimo 120g al giorno di carboidrati per 6 mesi aumentano le possibilità di remissione. Mancano però dati sugli effetti a lungo termine

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Immagine: Takeaway, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Mandare in remissione il diabete 2 grazie alla dieta. La strategia non è nuova, se ne parla da tempo. Un certo grado di successo, dicono gli studi, si ottiene riducendo le calorie o scegliendo un’alimentazione povera di grassi. 

Un nuovo studio pubblicato sul British Medical Journal suggerisce però di puntare tutto su una dieta a basso contenuto di carboidrati. È il regime alimentare più efficace per ottenere un miglioramento del quadro clinico dei pazienti con diabete 2 compatibile con la definizione di “remissione”. La “low carbohydrate diet” (LCD) prevede un consumo quotidiano di meno di 130 grammi di carboidrati o con al massimo il 26 per cento delle calorie provenienti dai carboidrati su un totale di 2mila calorie al giorno. I pazienti con diabete 2 che si alimentano rispettando queste indicazioni per sei mesi hanno maggiori probabilità di ottenere la remissione della malattia in confronto a chi segue altre diete generalmente raccomandate per il controllo dei livelli di glicemia, in particolare diete a basso contenuto di grassi. 

I ricercatori sono arrivati a questa conclusione dopo aver analizzato i risultati di 23 trial clinici sugli effetti dell’alimentazione sul diabete che avevano coinvolto in tutto 1.357 partecipanti. Negli studi analizzati la percentuale di pazienti in remissione dopo sei mesi di dieta low-carb era del 57 per cento in confronto al 41 per cento del gruppo che seguiva altri regimi alimentari indicati per persone con diabete. 

I dati suggeriscono inoltre che la dieta low-carb seguita per sei mesi non ha controindicazioni. Superare quell’intervallo di tempo però non è consigliabile perché i benefici non aumentano e la qualità di vita potrebbe essere compromessa. Dopo sei mesi di un ridotto apporto calorico proveniente dai carboidrati si corre anche il rischio di un aumento del colesterolo. 

Va specificato che per remissione si intende il raggiungimento di valori glicemici al disotto del range di diabete in assenza di trattamento farmacologico o chirurgico. L’indicatore chiave per valutare la remissione è il valore dell’emoglobina glicata (HbA1c) che deve essere inferiore a 6,5%. Tra gli altri vantaggi della dieta low-carb c’è, secondo lo studio, la perdita di peso, una riduzione del ricorso ai farmaci, un miglioramento dei valori dei trigliceridi. 

Mancano però informazioni sugli effetti a lungo termine della dieta low-carb. Gli autori dello studio non hanno avuto infatti dati sufficienti per valutare la durata della remissione raggiunta con l’intervento alimentare. 

In attesa di chiarire questi aspetti con nuovi studi, gli scienziati invitano comunque i medici a prendere in considerazione una dieta a basso contenuto di carboidrati di breve durata per la gestione del diabete 2 continuando però a monitorare la salute dei pazienti intervenendo con aggiustamenti della terapia se necessario. 

«Sono necessari futuri studi randomizzati a lungo termine, ben progettati e con controllo calorico per determinare gli effetti della dieta a basso contenuto di carboidrati su una sostenuta perdita di peso e sulla remissione del diabete, nonché sulla mortalità cardiovascolare e sulla maggiore morbilità», concludono i ricercatori.