Sì, in gravidanza si possono prendere gli antivirali. Non mettono a rischio la salute del piccolo

Lo studio

Sì, in gravidanza si possono prendere gli antivirali. Non mettono a rischio la salute del piccolo

Gli esperti di salute pubblica hanno sempre consigliato i farmaci antivirali alle donne incinta. Pur non avendo molte prove della loro sicurezza. Ora un nuovo studio fornisce tutti i dati che giustificano quelle raccomandazioni: gli antivirali non hanno effetti nocivi sui neonati
redazione

«Gli antivirali possono essere somministrati senza preoccupazioni per la quasi totale assenza di effetti collaterali e per la non provata teratogenicità sul feto». Così nel 2009 in piena pandemia influenzale da virus A/H1N1, la cosiddetta “suina”, il Ministero della Salute sul portale dedicato alla “Nuova influenza” rassicurava le donne incinta sulla sicurezza dei farmaci antivirali. 

Basandosi sul parere della agenzie regolatoria europea (Ema) e statunitense (Fda) e sui risultati dei trial clinici, gli inibitori della neuroamidasi, come oseltamivir e  zanamivir, venivano consigliati nell’autunno-inverno 2009-2010 in Italia, come nel resto d’Europa, alle donne in gravidanza per ridurre i rischi di complicanze influenzali, che in alcuni casi possono essere anche gravi e pericolose per il feto.

Ma, secondo un gruppo di ricercatori scandinavi e francesi, queste raccomandazioni non erano sostenute da prove sufficienti: troppo pochi i dati raccolti sugli effetti della terapia antivirale sui neonati. 

Così il team di scienziati ha messo in piedi il più ampio studio mai condotto sui rischi degli inibitori della neuroamidasi per i nascituri. Dimostrando, questa volta in modo decisivo, che assumere antivirali in gravidanza non comporta alcun pericolo per la prole. L’indagine, pubblicata sul British Medical Journal, ha coinvolto 6 mila donne che avevano assunto i due antivirali più diffusi in Europa, oseltamivir o zanamivir, nel periodo della gestazione e circa 700 mila donne che non erano ricorse ad alcun trattamento contro l’influenza nello stesso periodo (2008 - 2010).

Lo stato di salute dei neonati esposti agli inibitori della neuroamidasi è stato valutato secondo i parametri standard usati nei reparti di maternità di tutti gli ospedali: il peso, il punteggio di Apgar (il test che valuta il benessere alla nascita), la data di nascita rispetto alle settimane di gestazione, i difetti congeniti. Dopo avere incrociato questi dati con quelli sulle terapie antivirali prescritte alle mamme incinta e dopo aver escluso altri fattori che avrebbero potuto incidere sui risultati, come il fumo o o l’assunzione di altri farmaci in gravidanza, i ricercatori non hanno trovato alcun segnale di allarme: le donne in stato interessante che prendono le medicine per combattere l’influenza non mettono a rischio la salute dei loro figli. 

Insomma, il nostro Ministero della salute e le agenzie regolatorie ci avevano visto giusto. All’epoca però potevano contare su informazioni limitate. Il nuovo studio può finalmente far dormire sonni tranquilli alle donne incinta sottoposte a terapia antivirale. 

«I risultati - scrivono gli autori nelle conclusioni - confermano che, come ritenuto in precedenza,  l’uso degli inibitori della neuroamidasi non è associato con un aumento del rischio di effetti avversi sul feto o sui neonati, non sono state trovate malformazioni congenite». 

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