Sclerosi multipla. Buoni risultati per ocrelizumab: rallenta la progressione della disabilità e il deterioramento cognitivo

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Sclerosi multipla. Buoni risultati per ocrelizumab: rallenta la progressione della disabilità e il deterioramento cognitivo

redazione

Sono stati presentati nel corso del 70° congresso annuale dell’American Academy of Neurology nuovi dati su ocrelizumab nel trattamento della sclerosi multipla recidivante. 

“I dati divulgati in occasione del convegno AAN evidenziano l’impatto esercitato da questa terapia diretta contro i linfociti B sul rallentamento della progressione della disabilità nella sclerosi multipla, avvalorando ulteriormente l’approccio del trattamento precoce. Negli studi di estensione, i pazienti trattati con ocrelizumab in modo continuativo hanno manifestato una progressione della malattia inferiore rispetto a quelli che hanno iniziato la terapia in un momento successivo”, ha sintetizzato Stephen Hauser, direttore del Weill Institute for Neurosciences  e presidente dello scientific steering committee degli studi OPERA. “È incoraggiante continuare a constatare un effetto solido e un profilo di sicurezza consistente dopo quattro anni di dati”.

Nel dettaglio, una presentazione orale ha mostrato che i benefici apportati da ocrelizumab nella riduzione dell’attività di malattia, misurata in termini di quantità di lesioni, si sono protratti per quattro anni di trattamento continuativo.

Una seconda analisi a quattro anni presentata in un poster ha mostrato che i pazienti che hanno proseguito la terapia con ocrelizumab fino al secondo anno hanno mantenuto bassi tassi annualizzati di recidiva e una bassa progressione confermata della disabilità a 24 settimane. Benefici hanno ottenuto anche i pazienti che sono passati dal trattamento con interferone beta-1a a ocrelizumab.

I nuovi dati sulla performance cognitiva, esposti in una presentazione orale, hanno evidenziato che, rispetto a interferone beta-1a, ocrelizumab nei pazienti affetti da sclerosi multipla recidivante ha ridotto il rischio di deterioramento cognitivo confermato a 12 e 24 settimane. 

In un’altra presentazione dei dati aggregati degli studi OPERA I e OPERA II, i pazienti maggiormente esposti al rischio di progressione della malattia (in base a punteggi basali) e trattati con ocrelizumab hanno manifestato un miglioramento significativo della funzione cognitiva rispetto a quelli trattati con interferone beta-1a per 96 settimane.

«Preservare la funzione cognitiva è un obiettivo importante nel trattamento della sclerosi multipla, in quanto si associa alla capacità di elaborare informazioni, risolvere problemi e concentrarsi nella vita quotidiana», ha dichiarato Stanley Cohan, direttore medico del Providence Multiple Sclerosis Center di Portland, in Oregon. «Questi dati, dai quali emerge che ocrelizumab, oltre a ritardare l’insorgenza di deterioramento cognitivo documentato, potrebbe migliorare la funzione cognitiva nei soggetti affetti da sclerosi multipla, avvalorano un potenziale ruolo di questa terapia nell’affrontare una delle manifestazioni più importanti, frequenti e impegnative della disabilità indotta da sclerosi multipla».

Infine, in un’altra presentazione orale, ocrelizumab ha dimostrato a 12 e 24 settimane di ridurre la presenza di biomarcatori di danno ai nervi e di infiammazione presenti nel liquido cefalorachidiano (liquor).

A oggi ocrelizumab è stato approvato in quasi 60 Paesi.