Sclerosi multipla. La maternità aiuta a ritardare la forma progressiva

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Sclerosi multipla. La maternità aiuta a ritardare la forma progressiva

Non potrà essere suggerita come terapia. Ma fare figli rallenta l’insorgere della forma progressiva di sclerosi multipla. E più se ne fanno più si allontana il momento delle prime disabilità. La menopausa precoce, al contrario, accelera il peggioramento progressivo dei sintomi

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Immagine: NIAID, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons (mod.HealthDesk)
di redazione

Diventare mamma può aiutare contro la sclerosi multipla: per ogni figlio si sposta un po' più in là l’insorgenza della forma progressiva di sclerosi multipla.

È quanto sostiene uno studio pubblicato sulla rivista Brain Communications che mostra che nelle donne con sclerosi multipla esiste una relazione tra il numero di gravidanze e l’età in cui la malattia diventa progressiva. 

Dopo un anno di costante peggioramento senza remissioni la sclerosi multipla viene definita “progressiva”, il danno neurologico diventa irreversibile e aumenta il livello di disabilità. La forma progressiva generalmente è un’evoluzione di quella recidivante remittente, in cui si alternano fasi acute a periodi di stabilità.

La ricerca che ha monitorato circa 140 donne (confrontate con quasi 400 senza la malattia) ha mostrato che le donne che non hanno avuto figli hanno cominciato a manifestare il peggioramento della malattia intorno ai 41 anni mentre nelle donne con uno più figli la sclerosi multipla non progredisce prima dei 47 anni. L’età a cui si manifesta la forma progressiva varia in base al numero di figli. Le donne con uno-tre figli vanno in progressione in media a 46 anni, le donne con una prole più numerosa, da quattro figli in su, allungano il periodo di malattia più gestibile in media ai 52 anni. 

Chi temeva che una gravidanza potesse essere rischiosa, dunque, scopre che al contrario restare incinta ha un effetto protettivo.

Anche l’età di ingresso nella menopausa incide sull’insorgenza della sclerosi multipla progressiva. Le donne con una menopausa precoce, indotta per esempio da interventi chirurgici o da terapie come chemioterapia e radioterapia, sperimentano il peggioramento dei sintomi prima delle altre.

Dall’analisi è emerso anche che nelle donne che avevano avuto una menopausa precoce l’intervallo di tempo tra la comparsa dei primi sintomi della sclerosi multipla recidivante e quelli della forma progressiva era più corto rispetto alla donne che erano andate in menopausa all’età considerata normale (50-51 anni). Per le prime passavano circa 12,9 anni prima di sviluppare sintomi progressivi, per le secondo 17,8. 

Una menopausa precoce anticipa anche il momento in cui si manifestano i primi segni di una grave disabilità (con punteggio 6, il più alto, nella scala Expanded Disability Status Scale). Le donne con menopausa precoce raggiungono il livello 6 della scala anni prima delle altre. Anche su questo indicatore incide il numero di figlio: le donne che non hanno avuto figli raggiungono il livello 6 in media a 43 anni, mentre quelle con uno-tre figli a 51,7 e quelle con quattro figli e oltre a 53 anni. 

«Un breve periodo riproduttivo con menopausa precoce e/o un basso numero di gravidanze può essere associato a un esordio precoce della fase di sclerosi multipla progressiva. Sebbene il rapporto di causalità rimanga incerto, i nostri risultati suggeriscono un effetto benefico degli estrogeni nel ritardare la sclerosi multipla progressiva. Se confermati in studi prospettici, i nostri risultati hanno implicazioni sui consigli alle donne con sclerosi multipla sulla gravidanza, la menopausa chirurgica e la terapia ormonale in menopausa», affermano i ricercatori. 

Gli autori dello studio hanno raccolto i dati di 137 donne con sclerosi multipla in post-menopausa e li hanno confrontati con quelli di un campione di 396 donne senza la malattia. L’età media delle partecipanti era di 62,6 anni.