Sclerosi multipla. Minor rischio di disabilità se si comincia da subito con i nuovi farmaci

Sclerosi multipla. Minor rischio di disabilità se si comincia da subito con i nuovi farmaci

redazione

Pochi giorni fa la notizia del via libera da parte dell’Agenzia italiana del farmaco a ocrelizumab, farmaco efficace anche nelle forme progressive di sclerosi multipla. 

Ora, dal congresso dell’European Committee for the Treatment and Research in Multiple Sclerosis che si apre oggi a Berlino, arrivano nuove informazioni sull’efficacia del trattamento: i pazienti con sclerosi multipla recidivante che hanno ricevuto sin da subito ocrelizumab hanno presentato una riduzione dell’attività di malattia più rapida ed una minore progressione della disabilità rispetto a coloro che sono passati ad ocrelizumab dopo il trattamento con interferone beta-1a. Inoltre, i pazienti con sclerosi multipla primariamente progressiva che hanno ricevuto sin da subito ocrelizumab hanno presentato un tasso di disabilità generale e di progressione di disabilità agli arti superiori inferiore rispetto a coloro che sono passati ad ocrelizumab dopo il periodo in studio con placebo. 

I dati derivano dagli studi registrativi di Fase III OPERA I, OPERA II e ORATORIO e si riferiscono a un periodo di 5 anni. 

«Ridurre la progressione dell’attività di malattia è un obiettivo importante per le persone con sclerosi multipla sin dal momento della diagnosi. I nuovi dati presentati all’ECTRIMS dimostrano per ocrelizumab un’efficacia duratura fino a cinque anni sia nelle forme di sclerosi multipla a ricaduta e remissione che nelle forme primariamente progressive; rappresentano inoltre il più ampio repertorio di evidenze ad oggi disponibili relative all’efficacia di un trattamento nel rallentare in modo significativo la progressione della disabilità nella sclerosi multipla primariamente progressiva», ha affermato Stephen Hauser, referente dello Scientific Steering Committee degli studi OPERA I e OPERA II, professore di neurologia presso la University of California, San Francisco, e direttore dell’UCSF Weill Institute for Neurosciences. «In aggiunta, i dati suggeriscono che ocrelizumab sopprima rapidamente le recidive e l’attività di malattia alla risonanza magnetica nei pazienti con sclerosi multipla recidivante precedentemente trattati con interferone beta-1a, e che il trattamento precoce con ocrelizumab riduca la progressione della disabilità e l’atrofia cerebrale».

Nel corso del congresso saranno inoltre presentati i dati dello studio in aperto di fase IIIb CHORDS, che valuta l’efficacia e la sicurezza di ocrelizumab nei pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente (SMRR) che non hanno avuto una risposta sufficiente alle altre terapie modificanti la malattia. Un’analisi ad interim condotta dopo 48 settimane evidenzia che il 59% dei pazienti passati ad ocrelizumab non ha avuto recidiva, non ha presentato attività di malattia alla risonanza misurata come numero di nuove lesioni T1-Gd+ e numero di lesioni T2 N/E, e non ha mostrato progressione della disabilità a 24 settimane.