Scompenso cardiaco: la riabilitazione a casa migliora la qualità di vita

Il progetto

Scompenso cardiaco: la riabilitazione a casa migliora la qualità di vita

Esercizi, sostegno psicologico e informazioni sulla terapia. Tutto a domicilio. Un progetto pilota
redazione

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Chris Edgeler, uno dei partecipanti allo studio REACH HF, che ha valutato l’efficacia di un programma di riabilitazione a domicilio per chi soffre di insufficienza cardiaca

Non fa per me. È la laconica risposta con cui il paziente inglese Chris Edgeler aveva rifiutato in un primo momento la proposta del suo medico: un percorso di riabilitazione dopo un infarto e una diagnosi di scompenso cardiaco. Ma Edgeler si è dovuto ricredere. Il programma in questione sembra invece tagliato su misura per lui e per tanti altri pazienti con le sue stesse resistenze. Perché ha un notevole vantaggio su tutti gli altri: si svolge a casa. Non c’è bisogno di partecipare a terapie di gruppo, di andare in centri attrezzati, di farsi visitare dai medici. 

Si chiama Reach-Hf, il semplice ma rivoluzionario programma di riabilitazione per chi soffre di scompenso cardiaco messo a punto dall’Università di Exeter e dal Royal Cornwall Hospitals nel Regno Unito

Chris Edgeler, che ora ha 58 anni, non si è pentito di aver dato retta al suo medico: «Il programma è chiaro e facile da seguire. È un programma fantastico e ha funzionato così bene per me».

Facili esercizi su una sedia, un manuale con i consigli sullo stile di vita e le medicine da assumere, un libretto interattivo dove registrare i sintomi e le attività quotidiane, il sostegno di un fisioterapista o di un'infermiera nel primo periodo. In questo consiste Reach-Hf il trattamento da seguire a casa che ha dimostrato di migliorare notevolmente la qualità di vita dei pazienti. 

5713 Exeter Uni REACH-HF from Health and Care Videos on Vimeo.

Il progetto riabilitativo domiciliare, finanziato dal National Institute for Health Research (Nihr) è appena stato sottoposto a una valutazione sui costi e i benefici. I risultati sono stati pubblicati sull’European Journal of Preventive Cardiology e promuovono a pieno il programma: i ricercatori hanno seguito i pazienti per 12 mesi constatandone evidenti miglioramenti. 

«Sebbene precedenti studi abbiano dimostrato un miglioramento della qualità della vita e una riduzione dei ricoveri ospedalieri per i pazienti sottoposti a riabilitazione cardiaca in ospedale - ha dichiarato Hasnain Dalal, dell’Università di Exeter - va ricordato che pazienti con insufficienza cardiaca spesso hanno difficoltà a frequentare i centri di riabilitazione negli ospedali. Accade per la difficoltà di accesso ai trasporti, alla scarsa mobilità e ad altri problemi di salute e può portare all'isolamento e alla depressione. La nostra ricerca ci fa sperare che questo intervento di riabilitazione più accessibile aumenterà la partecipazione e migliorerà la qualità della vita dei pazienti».

Lo studio ha coinvolto 216 pazienti dall’età media di 70 anni. Quelli inseriti nel programma Reach-Hf venivano assistiti da infermieri specializzati in disturbi cardiaci o da fisioterapisti per 12 settimane. In aggiunta al sostegno psicologico e al materiale informativo, il programma di riabilitazione includeva esercizi da svolgersi su una sedia tre volte a settimana. La qualità di vita dei pazienti è stata monitorata nel corso dell’anno ricorrendo al questionario specifico “Health Related Quality of Life”.

«In questo studio - ha detto Rod Taylor, dell’Exeter Medical School - abbiamo dimostrato l’efficacia del programma Reach-Hf e la capacità dei pazienti di gestire meglio la propria condizione. Speriamo che Reach-Hf venga adottato attraverso tutto il Regno Unito come una valida opzione tra i programmi di riabilitazione cardiaca che contribuirà a migliorare la qualità della vita delle persone con scompenso cardiaco e dei loro caregiver».