La scuola non può lasciare indietro i ragazzi con disturbi psichici. Uno su due non conclude la scuola dell'obbligo

L’indagine

La scuola non può lasciare indietro i ragazzi con disturbi psichici. Uno su due non conclude la scuola dell'obbligo

child at school.jpg

Le scarse prestazioni scolastiche possono avere implicazioni educative negative per tutta la durata della vita e possono diventare un importante fattore di rischio per problemi socioeconomici, familiari, di salute
di redazione

Gli adolescenti con problemi psichiatrici rischiano di essere svantaggiati per tutta la vita. Non solo a causa della malattia ma anche perché il più delle volte non riescono a terminare gli studi, non ottengono un diploma oppure lo ottengono con il minimo dei voti, non sviluppando competenze necessarie per affrontare il mondo del lavoro. Insomma, senza una preparazione adeguata si giocano il loro futuro.

Tutto ciò forse non sorprende; è piuttosto prevedibile. Ma ciò non significa che sia una realtà da accettare passivamente. 

Il fenomeno è descritto da un gruppo di ricercatori danesi in uno studio pubblicato su JAMA Psychiatry. Gli scienziati hanno osservato i risultati scolastici di più di 630mila teenager, scoprendo che tra quelli con disturbi psichiatrici solo il 52 per cento completava il percorso della scuola dell’obbligo (nove anni di istruzione) in confronto all’88 per cento degli studenti senza problemi mentali.

Dall’analisi del campione è emerso che i voti degli studi studenti affetti da disturbi psichiatrici erano significativamente più bassi rispetto ai compagni sani. 

Il problema non è di facile soluzione. Perché si innesca un circolo vizioso difficile da spezzare. I ragazzi che soffrono di disturbi psichici, proprio a causa del loro malessere, saltano spesso le lezioni  restando inevitabilmente indietro rispetto al resto della classe. A quel punto la percezione di non essere allineati con i compagni e il timore di essere colti impreparati spingono i ragazzi a fare ancora più assenze. 

«Rompere questo circolo vizioso favorendo una frequenza scolastica costante tra i ragazzi con disturbi mentali è fondamentale per garantire un rendimento scolastico ottimale a lungo termine per questo gruppo vulnerabile», hanno dichiarato i ricercatori.

L’aspetto più preoccupante del problema è che l’impatto del disturbo mentale non si limita agli anni dell’adolescenza ma si protrae per tutta la vita. 

Gli scienziati hanno analizzato i dati di un campione di 629.622 ragazzi nati tra il 1988 e il 1999 che hanno completato il corso di studi obbligatorio tra il 2002 e il 2016. I registri scolastici hanno fornito le informazioni sulle performance degli studenti, gli archivi sanitari quelle sulla salute dei ragazzi. Sono state prese in considerazione diagnosi di schizofrenia, ansia, uso di sostanze stupefacenti, depressione, disturbo bipolare ecc.. In generale, l’83 per cento degli alunni ha conseguito il diploma prima dei 17 anni di cui solo il 6 per cento aveva una diagnosi di disturbo psichiatrico. 

Dall’analisi dei dati emerge inoltre che per alcune specifiche condizioni cliniche i maschi sono più penalizzati.

Rispetto ai coetanei con ADHD, ansia, disturbi dell’umore e disturbi dello sviluppo, le ragazze con le stesse condizioni avevano maggiori probabilità di diplomarsi. 

Riassumendo: i ragazzi con disturbi mentali fanno fatica a diplomarsi e se ci riescono ottengono punteggi molto inferiori ai loro compagni di classe. Con due eccezioni: chi soffre di anoressia nervosa (sia maschi che femmine)  o di disturbo ossessivo compulsivo (maschi) quando sostiene gli esami si aggiudica voti più alti rispetto ai coetanei senza disturbi mentali. 

«Per i bambini e gli adolescenti, la scuola non è importante solo per acquisire abilità di apprendimento come la matematica e la scrittura, ma anche per crescere e interagire con i coetanei. Le scarse prestazioni scolastiche alla fine del percorso della scuola dell’obbligo possono avere implicazioni educative negative per tutta la durata della vita e possono diventare un importante fattore di rischio per problemi socioeconomici, familiari, di salute e di mortalità», scrivono i ricercatori nelle conclusioni invitando i medici a monitorare le prestazioni scolastiche degli adolescenti e a lavorare insieme a psicologi e insegnanti per migliorare i risultati scolastici di questi ragazzi più vulnerabili.