Serve davvero l'agopuntura?

Il confronto

Serve davvero l'agopuntura?

Il Bmj ospita due posizioni opposte: sì perché riduce il dolore, no perché mancano prove valide
redazione

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Chi è a favore dice che l’agopuntura è un’alternativa sicura ai farmaci trascurata perché mancano interessi commerciali. La tesi contro sostiene che non ci sono prove sui suoi benefici e che i suoi costi possono essere scaricati sul sistema sanitario.

La rubrica del British Medical Journal intitolata “testa a testa” ospita le opinioni opposte di due o più esperti su svariati argomenti. Questa volta il tema  è l’agopuntura. I dottori dovrebbero prescriverla oppure no? 

Mike Cummings, direttore della British Medical Acupuncture Society, scende in campo per il “sì”, mentre Asbjørn Hróbjartsson della Southern Denmark e Edzard Ernst della University of Exeter si schierano per il “no”. Vediamo le loro motivazioni. 

Perché sì

Secondo Cummings l’agopuntura produce una serie di effetti neurofisiologici dimostrati dalla scienza. I pazienti che la scelgono migliorano la qualità della vita con un rischio a lungo termine molto più basso rispetto ai trattamenti farmacologici. Gli aghi possono dare sollievo dal dolore muscolo-scheletrico cronico e dall'artrosi nei pazienti anziani.

Negli Stati Uniti l’agopuntura viene raccomandata per il mal di schiena, mentre nel Regno Unito la pratica non è più inclusa nelle linee guida del 

National Institute for Health and Care Excellence (Nice). La decisione del Nice, spiega Cummings, non tiene però conto del principale studio sugli effetti dell’agopuntura per il dolore cronico che ha convolto più di 20mila pazienti. I risultati dimostrano un moderato beneficio dell’agopuntura in confronto alle cure tradizionali che nell’85 per cento dei casi perdura fino a un anno dl trattamento.  Quanto basta, secondo Cummings, per sostenere che sì, i medici dovrebbero prescrivere gli aghi per la cura del dolore. 

Ma non finisce qui. Alcuni studi citati da Cummings dimostrano che l’agopuntura migliora la qualità di vita anche quando la posizione degli aghi è finta, ossia non rispecchia lo schema imposto per tradizione. Anche se questo risultato fosse dovuto all’effetto placebo scatenato dalla ritualità del gesto varrebbe la pena rifletterci su. 

Perché l’agopuntura viene ostacolata? Cummings non nasconde il sospetto che c’entrino i soldi. Sottoporre i pazienti in ospedale a sedute di agopuntura è più costoso che fornirgli un farmaco e in tempi di restrizioni economiche le politiche sanitarie sono influenzate dal budget. 

Ma a penalizzare gli aghi ci sarebbe anche la mancanza di interesse economico da parte delle aziende molto più attratte dal mondo dei brevetti e dei sicuri ricavi. 

Perché no

Asbjørn Hróbjartsson e Edzard Ernst non hanno dubbi: «I medici non dovrebbero raccomandare l’agopuntura per la cura del dolore perché non esistono sufficienti prove che dimostrino che clinicamente ne valga la pena». 

I trail clinici che hanno messo a confronto gli aghi con il placebo si sono conclusi con un beneficio dei primi talmente irrilevante da non poter essere considerato significativo. Insomma, dicono i due esperti schierati per il “no”, fino a quando l’agopuntura non supererà in modo evidente l’effetto placebo, i medici non possono prescriverla. 

I due scienziati lamentano anche la carenza di studi affidabili condotti veramente in cieco, con i pazienti non influenzati da chi esegue l’agopuntura. «Dopo decenni di ricerche e centinaia di studi sull’agopuntura per la cura del dolore, con migliaia di pazienti coinvolti, non abbiamo ancora un chiaro meccanismo di azione, prove sufficienti che dimostrino un beneficio clinicamente valido e informazioni sui possibili danni» Chi lo dice, infatti, che l’agopuntura è innocua? L’agopuntura può, secondo i due autori,  provocare emorragie ed infezioni. Da non sottovalutare poi i costi per il servizio sanitario: «I servizi sanitari pagati dalle tasse dei cittadini dovrebbero utilizzare le loro limitate risorse per interventi di cui è stata dimostrata l’efficacia».