Sofosbuvir. Il farmaco anti-epatite C debella anche i virus della chikungunya e della febbre gialla

La soluzione

Sofosbuvir. Il farmaco anti-epatite C debella anche i virus della chikungunya e della febbre gialla

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L’antivirale che blocca la replicazione dell’Hcv è capace anche di eliminare i due virus tropicali per cui non esiste un vaccino. I tempi di approvazione per la nuova indicazione sono molto inferiori rispetto all sviluppo di un nuovo medicinale
di redazione

Quando si parla di sofosbuvir, viene in mente l’epatite C. L’antivirale è  stato infatti uno dei primi farmaci ad essersi dimostrato capace di bloccare la replicazione dell’Hcv. Diventando così una delle armi più utilizzate nel trattamento dell’epatite C cronica. Ma i ricercatori dell’Università di San Paolo in Brasile hanno scoperto che sofosbuvir può anche debellare il virus chikungunya e il virus responsabile della febbre gialla. 

Lo studio che dimostra l’efficacia di sofosbuvir per il trattamento della chikungunya è stato pubblicato su F1000 Research. A breve seguirà la pubblicazione dello studio gemello sulla febbre gialla. 

È bene che la popolazione del Brasile sappia come difendersi da una minaccia, come l’epidemia di chikungunya, che le previsioni danno per incombente nei prossimi due anni. Avere scoperto che un farmaco già in commercio può combattere virus per i quali non esiste alcun vaccino è una notizia che merita attenzione. 

«Lo sviluppo di un farmaco - ha detto Lucio Freitas-Junior coautore dello studio sulla Chikungunya - è estremamente costoso e lungo. L’intero processo dall’inizio del trial clinico all’uscita sul mercato dura in media 12 anni. Il costo si aggira intorno a 1,5 miliardi di dollari o più. Il sofosbuvir è stato ampiamente approvato per uso umano, il che significa che può essere aggiornato con nuova indicazione in un periodo da uno a tre anni a costi molto più bassi, stimati circa in 500mila dollari». 

Il virus chikungunya viene trasmesso dalla puntura di zanzare infette,  provoca febbre, dolori articolari e muscolari, gonfiori alle giunture. La malattia viene considerata grave non solo per l’intensità dei sintomi nella fase acuta, ma soprattutto per le conseguenze a lungo termine che danno ragione al nome della patologia. Chikungunya in lingua africana significa infatti “ciò che contorce” o “ciò che piega”. Il virus può provocare disabilità  articolari a lungo termine che impediscono alle persone di lavorare o persino di alzarsi dal letto per mesi o anni. 

Per analizzare le potenzialità del sofosbuvir, i ricercatori si sono serviti della Phenotypic Screening Platform (Psp), una piattaforma messa a punto dal dipartimento di  microbiologia dell’Università di San Paolo che consente di individuare tramite appositi test nuovi meccanismi d’azione dei farmaci.  La Psp sfrutta 15 diversi tipi di test per rivalutare le indicazioni terapeutiche dei farmaci usati nel trattamento delle malattie infettive. 

I ricercatori, tramite questo innovativo strumento, hanno scoperto che il sofosbuvir è in grado di eliminare il virus della chikungunya senza danneggiare le cellule sane. Il farmaco attualmente indicato per la cura dell’epatite C svolge un’azione 11 volte superiore contro il virus che contro le altre cellule dell’organismo. 

«Fino a oggi non abbiamo un vaccino e i nostri strumenti diagnostici devono essere perfezionati - ha dichiarato Rafaela Bonotto, tra gli autori dello studio - Sofosbuvir è una possibilità concreta che potrebbe diventare una potente arma contro il virus. I risultati della nostra ricerca potrebbero consnetire a qualunque istituzione interessata a cominciare le sperimentazioni cliniche. Non sappiamo ancora esattamente come funziona il farmaco a livello molecolare. Quel che abbiamo scoperto è un risultato macroscopico: eliminazione del virus e preservazione delle cellule». 

È possibile che sofusbivir metta in atto nei confronti del virus chikungunya la stessa strategia adottata contro il virus dell’epatite C che consiste nell’inibire la proteina che sintetizza il genoma del virus, bloccando in questo modo la sua replicazione.