Sopravvissuti al cancro: la fatigue si fa sentire anche decenni dopo la guarigione

Effetti collaterali

Sopravvissuti al cancro: la fatigue si fa sentire anche decenni dopo la guarigione

Chi ha avuto la malattia ha performance fisiche peggiori degli altri
redazione

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Uno studio su Cancer dimostra che una storia di tumore alle spalle consuma le energie per tanto tempo: ci si stanca prima e si cammina più lentamente. Ora si tratta di studiare l’impatto a lungo termine delle diverse forme di tumore e di terapie

Le energie si consumano in fretta, la stanchezza arriva subito, tutto diventa faticoso. I sopravvissuti al cancro sperimentano la fatigue anche decenni dopo la guarigione, secondo quanto riporta uno studio pubblicato su Cancer. 

Oggi molte persone con un tumore, grazie ai progressi della medicina,  possono invecchiare. E questa è la buona, anzi ottima, notizia. La meno buona è che non invecchiano come gli altri. 

Per gli oncologi si aprono adesso scenari di studio inediti: osservare gli effetti a lungo termine sulla salute e sulla qualità di vita delle terapie anti-cancro. 

I ricercatori della Bloomberg School of Public Health si sono concentrati sulla fatigue, quella sensazione di spossatezza perenne che mette un freno alla voglia di fare e, nei casi peggiori, di vivere. 

Gli scienziati hanno raccolto i dati dal Baltimore Longitudinal Study of Aging, un progetto di monitoraggio dell’invecchiamento della popolazione nell’area di Baltimora e di Washington iniziato nel 1958. La salute dei partecipanti veniva periodicamente sottoposta a controlli. Dal 2007 in poi al tradizionale check-up erano stati aggiunti test per valutare la resistenza e l’affaticamento durante uno sforzo fisico. Ebbene, chi aveva avuto un tumore otteneva risultati diversi da chi non lo aveva avuto. «Siamo rimasti sorpresi dalla portata delle differenze che abbiamo osservato», hanno dichiarato i ricercatori. 

Cinque minuti di camminata su un tapis roulant sono un impegno sostenibile per la maggior parte delle persone ma possono mettere a dura prova i sopravvissuto al cancro. Tutti i partecipanti hanno valutato lo sforzo percepito dopo l’esercizio con un punteggio da 6 a 20. I valori superiori al 10 erano indicativi di un’elevata percezione di affaticamento. 

I ricercatori hanno messo a confronto le auto-valutazioni di 334 partecipanti con una storia di cancro alle spalle con quelle di 1.300 persone che non avevano avuto la malattia. Ebbene, i primi mostravano un rischio 1,6 volte maggiore di un’elevata percezione di affaticamento. 

Nelle persone anziane, oltre i 65 anni, la fatigue si somma ai fisiologi effetti dell’invecchiamento amplificando le differenze tra i sopravvissuti al cancro e gli altri: in questo caso il rischio di un’alta percezione di spossatezza è, per i primi, di 5,7 volte maggiore. 

Nella prova della camminata, la situazione non cambia. Le persone che hanno sperimentato la malattia percorrono i 400 metri con un tempo di 14 secondi in media inferiore a quello delle persone che non sono state malate. Anche in questo caso la fatigue si avverte di più con il passare degli anni. Gli over 65 con una storia di cancro peggiorano le loro performance tra un controllo e il successivo più rapidamente degli altri. 

«Questi risultati - scrivono i ricercatori - sostengono l’idea che una storia di cancro sia associata a un maggiore affaticamento e che questo effetto peggiori con l’avanzare dell’età». 

I ricercatori non hanno intenzione di fermarsi qui. Ulteriori ricerche serviranno per comprendere meglio l’associazione tra la fatigue e i diversi tipi di cancro e di terapia. 

«L’obiettivo a lungo termine - concludono i ricercatori - è che i pazienti e i dottori siano in grado di tenere in considerazione questi effetti specifici a lungo termine nella scelta di terapie per differenti tipi di cancro».