I sopravvissuti al cancro invecchiano prima ed è importante capire perché

Lo studio

I sopravvissuti al cancro invecchiano prima ed è importante capire perché

La sfida del futuro: eliminare gli effetti collaterali a lungo termine delle terapie oncologiche
redazione

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Gli scienziati hanno trovato prove del fatto che le terapie antitumorali sono associate ad alcuni aspetti biologici dell’invecchiamento come l’accorciamento dei telomeri, anomalie delle cellule staminali e dell’attività di alcuni geni

La buona notizia è veramente buona: grazie alla diagnosi precoce  e all’efficacia delle nuove medicine, il cancro uccide sempre meno. La cattiva notizia è che i sopravvissuti invecchiano più in fretta. È la conclusione a cui è giunto uno studio appena pubblicato su Esmo Open, da cui emerge che i pazienti colpiti da un tumore hanno maggiori probabilità di sviluppare malattie croniche rispetto alla popolazione generale. Un problema che sarà ancora più sentito in futuro. 

Attualmente ci sono 30 milioni di persone nel mondo che sono vive dopo la diagnosi, ma nel 2025 il numero delle nuove diagnosi salirà a 19 milioni all’anno e crescerà di conseguenza la percentuale di persone sopravvissute alla malattia e assicurare a tutti loro una vita lunga e in salute diventerà una priorità dell’assistenza sanitaria. 

I sopravvissuti al cancro non solo sono più esposti a disturbi del sistema endocrino, problemi cardiaci, fragilità ossea, fibrosi polmonare, ma anche all’insorgenza di nuovi tumori.  Probabilmente, ipotizzano gli autori dello studio, il rischio di ammalarsi aumenta a causa dei danni provocati dalla chemioterapia o dalla radioterapia sui tessuti sani dell’organismo. 

Invecchiare prematuramente - dichiarano i ricercatori - è sicuramente un’alternativa migliore che morire prematuramente, ma conoscere le ragioni del perché ciò avvenga è necessario per migliorare le condizioni di vita dei sopravvissuti. 

Così, gli scienziati della Mayo Clinic che hanno firmato lo studio, hanno cercato tutte le informazioni attualmente disponibili su come il cancro influenzi la salute dei sopravvissuti. Le ragioni di sintesi, ce ne rendiamo conto, rendono l’elenco che segue inquietante e per questo è bene ricordare la premessa dei ricercatori: l’invecchiamento fa parte della vita e, nonostante gli effetti collaterali indesiderati, i trattamenti per il cancro sono utili a molti pazienti affetti dalla malattia. La lista seguente, nelle intenzioni degli autori, non è fatta per spaventare i pazienti, ma per capire cosa possono fare i medici per allungare la vita dei sopravvissuti. È soprattutto uno strumento per addetti ai lavori impegnati a trovare soluzioni al problema. 

I sopravvissuti al cancro in età infantile hanno una probabilità da tra 3 a 6 volte maggiore di sviluppare un secondo tumore e la loro aspettativa di vita è del 30 per cento inferiore rispetto alla popolazione generale. Una terapia a base di steroidi a lungo termine è associata a un maggiore rischio di cataratta, osteoporosi, danni ai nervi e alla pelle, infezioni e difficoltà di cicatrizzazione delle ferite. Gli scienziati hanno anche trovato prove del fatto che le terapie antitumorali sono associate ad alcuni aspetti biologici dell’invecchiamento come l’accorciamento dei telomeri, anomalie delle cellule staminali e dell’attività di alcuni geni. Alcuni farmaci hanno conseguenze sull’udito, sul funzionamento della tiroide e sulla pressione arteriosa. Esiste anche un’associazione tra le terapie oncologiche e lo scompenso cardiaco, l’indebolimento muscolare, l’artrite, le malattie renali ed epatiche e l’infertilità. In particolare la radioterapia è associata allo sviluppo di demenza, difficoltà di memoria, indurimento delle arterie.  Il tamoxifene (trattamento adiuvante per prevenire le recidive) è associato alla cataratta. 

«Siamo convinti - concludono i ricercatori -  che i sopravvissuti al cancro meritino di essere seguiti a lungo termine per ridurre gli effetti collaterali tardivi delle terapie. È essenziale promuovere in futuro ricerche per comprendere meglio i meccanismi accelerati dell’invecchiamento a vantaggio dei pazienti ma anche della politica sanitaria.  L'obiettivo finale di questi studi sarà quello di prevenire le complicazioni tardive con interventi precoci, tra cui cambiamenti dello stile di vita e delle terapie».