Una speranza per i pazienti con tumore polmonare di tipo squamoso

World Conference on Lung Cancer

Una speranza per i pazienti con tumore polmonare di tipo squamoso

di redazione

Arriva dall’immunoterapia una nuova speranza per i circa 10 mila italiani che ogni anno scoprono di avere un tumore polmonare di tipo squamoso, tra i più difficili da curare perché quasi sempre privo dei “bersagli” molecolari contro cui dirigere i farmaci biologici finora a disposizione: combinando l’immunoterapico atezolizumab con la chemioterapia, la malattia rallenta in tutti i casi e in taluni pazienti metastatici la sopravvivenza passa da una media di appena dieci mesi a 23 mesi.

A dimostrarlo è lo studio IMpower131, condotto su oltre mille pazienti e coordinato da Federico Cappuzzo, direttore del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia dell’Ausl della Romagna a Ravenna, e presentato a Barcellona durante la World Conference on Lung Cancer. Atezolizumab è già approvato per l’utilizzo nel nostro Paese in quasi tutti i tipi di tumore al polmone e i nuovi dati potrebbero consentirne a breve l’autorizzazione anche per questi malati “orfani” di trattamenti.

Il tumore polmonare di tipo squamoso metastatico riguarda il 25-30% di tutti i pazienti con cancro al polmone e ha una prognosi infausta, con una sopravvivenza modesta. Non risponde infatti a farmaci “intelligenti”, diretti su bersagli molecolari tumorali specifici già noti, ed è trattato con la sola chemioterapia.

«Abbiamo perciò associato a due tipi diversi di chemioterapia l’immunoterapico atezolizumab, per verificare se la nuova combinazione fra immunoterapia e chemioterapia potesse migliorare la prognosi di questi pazienti rispetto alla sola chemioterapia!» spiega Cappuzzo. «I risultati mostrano che l’immunoterapia è l’unica vera opportunità che possiamo offrire a questi malati: in tutti infatti rallenta significativamente il rischio di progressione di malattia – prosegue - ma i risultati diventano eclatanti nei pazienti che esprimono in abbondanza la proteina PDL-1, bersaglio di atezolizumab. In questi casi la risposta è ancora maggiore e abbiamo registrato una sopravvivenza quasi triplicata rispetto alla sola chemioterapia, con la speranza di vita media che sale da appena dieci mesi a ben 23 mesi».