La stimolazione elettrica che promette di curare l’acufene

La soluzione

La stimolazione elettrica che promette di curare l’acufene

Ronzii, fruscii, tintinnii che nessun altro sente. L’acufene è un disturbo debilitante di cui soffre il 15% della popolazione per il quale non esiste una cura. Ora però un nuovo dispositivo basato sulla neurostimolazione, con un doppio input elettrico e sonoro, promette di migliorare i sintomi

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Immagine: © Neuromod Devices Limited
di redazione

Le cuffie sulle orecchie che emettono suoni e un piccolo dispositivo, delle dimensioni di un fischietto, da posizionare sulla lingua che rilascia deboli scariche elettriche. È il nuovo apparecchio che, grazie al doppio input sonoro ed elettrico, promette di ridurre notevolmente i sintomi dell’acufene (o tinnito), la fastidiosa percezione di suoni non generati da una fonte esterna, come fischi, fruscii, ronzii, tintinnii di cui nella maggior parte dei casi non ci si riesce a liberare mai. 

Il dispositivo non invasivo è stato testato su 326 pazienti, che lo avevano usato per un’ora al giorno per 12 settimane, dimostrando di riuscire a garantire un netto miglioramento del disturbo mantenendo i benefici per più di un anno dall’interruzione della terapia. 

Nonostante sia altamente debilitante e molto diffuso (colpisce il 15 per cento della popolazione), il tinnito è rimasto ufficialmente incurabile. Non esistono dispositivi medici o terapie farmacologiche approvate in grado di dare sollievo ai pazienti. L’unico approccio raccomandato e clinicamente validato è la terapia cognitivo comportamentale, che funziona però solo in parte.

Alcuni studi sugli animali avevano suggerito in passato la possibilità di ottenere benefici grazie alla stimolazione del sistema uditivo attraverso suoni e impulsi elettrici. Così un gruppo di ricercatori guidato da Brendan Conlon della School of Medicine del Trinity College di Dublino ha voluto verificare se la stessa strategia potesse rivelarsi efficace per gli esseri umani. 

Gli scienziati hanno utilizzato un dispositivo in grado di rilasciare contemporaneamente un doppio stimolo, sonoro ed elettrico. 

«La stimolazione elettrica somatosensoriale può attivare o modulare l’attività dei neuroni in tutto il percorso uditivo, dal tronco encefalico fino alla corteccia uditiva, e nei centri emotivi e attentivi. L'accoppiamento di stimoli acustici e somatosensoriali specifici può guidare una modulazione potenziata all'interno delle regioni del cervello legate all'acufene, in cui la stimolazione ripetuta di due input può portare a benefici terapeutici a lungo termine», scrivono i ricercatori. Il dispositivo, formato da un paio di cuffie wireless e da un piccolo oggetto da tenere in bocca collegato tramite un cavetto a una batteria, è stato molto apprezzato dai partecipanti allo studio tanto che l’80 per cento dei volontari lo consiglierebbe ad altre persone che soffrono del loro stesso disturbo. Tra il 75 e l’88 per cento dei partecipanti ha dichiarato di aver ottenuto notevoli miglioramenti dal trattamento. 

La stimolazione elettrica contro l'acufene

Il video (in inglese) fornito dall'azienda Neuromod Devices illustra come funziona il dispostivo e i risultati che consente di ottenere [Credit: Neuromod Devices Limited]

Il dispositivo qui proposto per i sintomi dell’acufene rientra nella categoria delle terapie di neuromodulazione o stimolazione cerebrale, strategie terapeutiche basate sulla stimolazione magnetica o elettrica del sistema nervoso centrale sempre più utilizzate per diversi disturbi cerebrali, dalla depressione, all’emicrania, alle convulsioni epilettiche. Generalmente il trattamento consiste nel posizionare sul cranio del paziente degli elettrodi che rilasciano deboli scariche elettriche capaci di intervenire nell’attività dei neuroni correggendone le anomalie all’origine del disturbo. 

Nel caso specifico del tinnito, gli stimoli elettrici indirizzati alla lingua accompagnati dagli stimoli sonori immessi nel canale uditivo attraverso le cuffie hanno dimostrato di poter attivare o modulare i neuroni coinvolti nell’udito ripristinandone la corretta funzione. 

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine.