Lo stress spalanca la porta alle infezioni gravi

L’associazione

Lo stress spalanca la porta alle infezioni gravi

man.jpg

Che lo stress possa rendere l’organismo più vulnerabile abbassando le difese immunitarie non è una sorpresa. Per la prima volta però si è dimostrata l’associazione tra le più gravi condizioni di stress e le infezioni più pericolose, potenzialmente letali.
di redazione

La salute mentale è la prima a venire compromessa. Ma i ricordi intrusivi, l’ansia, l’insonnia, la sensazione di perenne pericolo non sono gli unici effetti del disturbo post traumatico da stress. Secondo un ampio studio svedese pubblicato sul British Medical Journal i disturbi psichiatrici associati a stress aumentano il rischio di infezioni gravi come meningite o sepsi, soprattutto se il disagio mentale viene sperimentato in giovane età. 

Che lo stress possa rendere l’organismo più vulnerabile abbassando le difese immunitarie non è una sorpresa. Per la prima volta però sono stati raccolti dati puntuali che dimostrano l’associazione tra le più invalidanti condizioni di stress e le infezioni più pericolose, potenzialmente letali. 

I ricercatori hanno scandagliato i registri nazionali sulla salute della popolazione svedese, mettendo a confronto i tassi di infezione tra i 145mila pazienti con una diagnosi di disturbo da stress post-traumatico con quelli di altri due gruppi, i loro 185mila fratelli non affetti dal problema psichiatrico e un milione e mezzo di individui selezionati tra la popolazione generale. 

Sono state prese in considerazione infezioni come sepsi, endocardite (infiammazione del rivestimento interno del cuore), meningite e altre infezioni del sistema nervoso centrale. Le diagnosi di disturbo post traumatico da stress erano state rilasciate in media all’età di 37 anni e i partecipanti sono stati monitorati per circa 8 anni. 

Nel periodo di follow-up sono stati registrati 2,9 casi di infezioni su 1.000 nel gruppo dei pazienti con disturbi associati allo stress in confronto a 1,7 casi nel gruppo dei fratelli sani e 1,3 nella popolazione generale. 

Per comprendere meglio i risultati dello studio, si prenda come esempio una famiglia con due fratelli, uno affetto da disturbo da stress post-traumatico e l’altro no. Ebbene, il primo, rispetto al secondo, ha un rischio del 63 per cento maggiore di venire colpito da meningite e del 57 per cento in più di andare incontro a endocardite. 

Gli altri fattori di rischio che aumentano le probabilità di infezioni sono la giovane età, il consumo di sostanze stupefacenti o la presenza di altre malattie psichiatriche. Secondo i ricercatori, le terapie con farmaci antidepressivi della categoria degli inibitori selettivi del reuptake della serotonina (SSRI) avrebbero un effetto protettivo. 

Pur ricordando che la scoperta di una correlazione non equivale alla dimostrazione di un legame di causalità, i ricercatori invitano i medici che hanno in cura pazienti con una diagnosi di disturbo psichiatrico associato allo stress a non sottovalutare i pericoli di un’infezione letale e ad offrire trattamenti a 360 gradi per i loro assistiti, prestando sì attenzione alla salute mentale ma anche a quella fisica. 

Perché lo stress aumenta il rischio di infezioni? Le ipotesi avanzate sono di due tipi. La prima è di natura biologica: lo stress altera i livelli di glucocorticoidi aumentando la produzione di citochine infiammatorie. 

La seconda riguarda lo stile di vita: è possibile che i comportamenti associati al disagio mentale, consumo di sostanze, abuso di alcol, disturbi del sonno, indeboliscano le difese contro l’attacco di agenti patogeni. Potrebbero essere valide entrambe indipendentemente o sovrapponendosi.

«Sono necessari ulteriori studi per comprendere il potenziale impatto dei fattori correlati al comportamento nell'associazione osservata, nonché il potenziale ruolo di mitigazione di vari trattamenti per disturbi legati allo stress nel ridurre il rischio in eccesso di infezioni potenzialmente letali», concludono i ricercatori.