Tecnica giapponese per asportare in endoscopia un tumore del retto grande quasi come un foglio A4

Al Gemelli di Roma

Tecnica giapponese per asportare in endoscopia un tumore del retto grande quasi come un foglio A4

di redazione

Dimensioni: 21 centimetri per 17, non molto diverse da quelle di un foglio A4, tanto grande da interessare tutta la superficie del retto. Ci sono volute quasi dieci ore a Federico Barbaro, giovane chirurgo dell’Unità di Endoscopia digestiva chirurgica del Policlinico Gemelli di Roma, e all'équipe chirurgica per rimuoverlo, utilizzando una tecnica messa a punto in Giappone una ventina d’anni fa. Per impararla Barbaro ha trascorso un periodo di formazione all'University Medical Center di Yokohama, da Kingo Hirasawa, un’autorità in materia.

A beneficiare di questa tecnica (si chiama Dissezione endoscopica sottomucosa, Eds dall'inglese Endoscopic Submucosal Dissection) è stato, qualche giorno fa, un uomo di 65 anni, con un enorme tumore del retto, a crescita superficiale (laterally spreading tumor). Una estesa lesione precancerosa, altrimenti destinata a un intervento chirurgico tradizionale demolitivo di asportazione del retto e colostomia (il cosiddetto “sacchetto”). Durante l’intervento, durato 580 minuti, il paziente è stato posto in sedazione profonda, ma con respiro spontaneo, non intubato. Dimesso dopo quattro giorni, ora sta bene e verrà sottoposto a un ciclo di radioterapia adiuvante per completare il trattamento e ridurre al massimo il rischio di metastasi.

«Rispetto alle altre tecniche di resezione endoscopica – spiega Barbaro – la Esd offre il vantaggio di consentire una resezione delle lesioni neoplastiche superficiali del tratto gastro-intestinale, di qualsiasi dimensione, in un unico grosso frammento, avvicinando in questo modo l’endoscopia alla chirurgia. Questo rende possibile un’accurata valutazione circa la presenza o meno di fattori di rischio di invasività – precisa - che permette di giudicare se l’intervento eseguito è stato radicale e quindi se è stato curativo o meno».

Nonostante i vantaggi della tecnica in termini sia di costi sia di conseguenze per il paziente, questi interventi stentano a decollare. «Non esiste, a oggi, un corrispettivo economico adeguato per questi interventi innovativi – osserva Guido Costamagna, direttore dell'Unità di Endoscopia digestiva chirurgica del Gemelli e professore di Chirurgia all’Università Cattolica - che risparmiano ai pazienti una chirurgia demolitiva. Nonostante la spesa per il ricovero, la sala endoscopica, il personale, gli strumenti e gli accessori che si utilizzano in queste procedure, una Esd come quella descritta viene oggi remunerata come una banale polipectomia ambulatoriale. Attualmente dunque – aggiunge - queste prestazioni possono essere garantite al paziente solo se la struttura ospedaliera se ne prende carico e impiega risorse proprie, poiché le Regioni e lo Stato non hanno ancora fissato rimborsi adeguati».