Trapianti: ricevere un rene da un donatore con epatite C non è un rischio

Si può fare

Trapianti: ricevere un rene da un donatore con epatite C non è un rischio

Dieci pazienti che hanno ricevuto gli organi da persone infette stanno bene e non hanno il virus
redazione

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Uno studio della Johns Hopkins University School of Medicine invita a non scartare gli organi di donatori con epatite C. Con opportuni trattamenti antivirali, il ricevente non corre rischi.

Ogni anno negli Stati Uniti 500 reni in buone condizioni provenienti da donatori con epatite C vengono esclusi dai trapianti. Uno spreco difficile da digerire per i ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine intenzionati a dimostrare che quella preziosa risorsa può essere utilizzata senza rischi per il ricevente. I risultati dello studio pubblicato su Annals of Internal Medicine gli hanno dato ragione. Chi riceve organi da donatori con epatite C a un anno dal trapianto sta bene, non ha l’infezione e possiede una buona funzionalità renale. 

Negli ultimi sette anni i trattamenti per l’epatite C hanno conosciuto molti progressi con l’ingresso nel mercato di nuovi farmaci antivirali ad azione diretta capaci di tenere sotto controllo il 95 per cento di tutti i casi di epatite C con ridotti effetti collaterali.  

Gli scienziati della Johns Hopkins hanno pensato che fosse arrivato il momento di sfruttare l’efficacia dei medicinali di nuova generazione per non buttare più via gli organi sani di donatori con l’infezione. 

«In quest’epoca di carenza di organi - ha dichiarato Christine Durand,della Johns Hopkins University School of Medicine - è difficile vedere organi in buone condizioni venire scartati. Abbiamo avuto la grande opportunità di prendere una risorsa per la salute pubblica e farne buon uso».

Così gli scienziati americani hanno reclutato dieci pazienti in attesa di un trapianto di rene da più di quattro mesi che non potevano contare su alcun donatore. I pazienti avevano un’età media di 71 anni, non avevano subito trapianti in precedenza e non avevano infezioni di epatite C o B né di Hiv. Gli organi appartenevano a persone di età tra i 13 e i 50 anni positivi all’epatite C senza alcun segno di malattia renale.  

I ricercatori hanno ricavato dall’esame del sangue dei donatori lo specifico ceppo virale dell’infezione. 

In vista del trapianto, i riceventi sono stati trattati con una dose di grazoprevir/elbasvir, un trattamento antivirale orale. La terapia è proseguita con una pillola al giorno nelle 12 settimane successive al trapianto. Tre pazienti hanno anche ricevuto una dose giornaliera di sofosbuvir come richiesto dal ceppo virale del donatore. 

I risultati sono stati incoraggianti. In cinque pazienti su dieci non sono state trovate tracce di epatite C. Negli altri casi una debole presenza dei virus è stata individuata nei giorni immediatamente successivi al trapianto, ma con il passare del tempo era del tutto svanita. Nessun paziente ha sviluppato la malattia in forma eclatante e tutti i reni trapiantati hanno funzionavano correttamente a un anno dall’intervento. «Questi dieci reni che abbiamo usato - scrivono i ricercatori - sono dieci organi che non sarebbero stati trapiantati al di fuori del nostro studio. Sarebbero stati scartati».

I ricercatori sperano di poter ripetere gli stessi risultati in un trial multicentrico più ampio per poi passare a valutare l’ipotesi di utilizzare altri organi da donatori con epatite C, compresi cuore e fegato.