Trattate bene i vostri reni. Anche un piccolo danno può diventare irreversibile

Lo studio

Trattate bene i vostri reni. Anche un piccolo danno può diventare irreversibile

L'insufficienza renale acuta non è completamente reversibile come finora si è ritenuto
redazione

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Episodi, anche lievi, lasciano un danno permanente. I ricercatori dell’Università di Firenze e dell’ospedale pediatrico Meyer hanno dimostrato che una parte del tessuto perso viene rigenerata da cellule staminali, ma la riparazione completa non avviene

Uno studio firmato da un team dell’Università di Firenze e dell’ospedale pediatrico Meyer rivoluziona le conoscenze sul danno renale acuto (fino a qualche anno fa definito insufficienza renale acuta), una patologia che nel mondo affligge 13,3 milioni di persone con 1,7 milioni di morti all’anno e costa al sistema sanitario più dei tumori al seno, al polmone e all’intestino, sommati insieme.

Il  danno renale acuto può essere causato da molte condizioni, come disidratazione, uso di alcuni farmaci, esposizione a sostanze tossiche, infezioni importanti, interventi chirurgici. Fino a oggi, il danno renale acuto è stato considerato una patologia potenzialmente reversibile. 

La ricerca italiana, pubblicata su Nature Communications, ha dimostrato invece che la capacità rigenerativa del rene in risposta al danno renale acuto è limitata e che il recupero della funzione dell’organo è in gran parte dovuto al fatto che le cellule sopravvissute aumentano di dimensioni, sforzandosi di incrementare la loro attività, grazie ad un nuovo meccanismo di risposta al danno renale acuto denominato endociclo. 

L’endociclo consente alle cellule di raddoppiare il loro Dna senza dividersi, recuperando rapidamente la funzione ed evitando la morte, ma non permette di rigenerare il tessuto danneggiato. Gran parte del tessuto perso non viene quindi rimpiazzato ed episodi, anche lievi, della patologia lasciano un danno permanente. Ciò accade anche quando, all’apparenza, c’è stato un completo recupero della funzione dell’organo. 

Questo spiega perché i pazienti che hanno avuto un danno renale acuto sono maggiormente esposti al rischio di sviluppare una malattia renale cronica negli anni successivi.

Lo studio ha dimostrato anche che una parte del tessuto renale perduto viene rigenerato dalle cellule staminali renali, che però non riescono a riparare completamente il tessuto danneggiato. «La buona notizia tuttavia - spiega Paola Romagnani, responsabile della Sod di Nefrologia e Dialisi all’Ospedale pediatrico Meyer e docente di Nefrologia all’Università di Firenze, che ha guidato la ricerca - è che la stimolazione della funzione delle cellule staminali renali con farmaci specifici è in grado di potenziare la loro capacità rigenerativa ed evitare il danno renale permanente che può seguire ad un danno renale acuto, suggerendo che queste cellule rappresentano un importante bersaglio terapeutico per questa malattia».