Tumore della cervice uterina: rischio di morte e di progressione ridotto di un terzo con pembrolizumab (con chemio)

Esmo

Tumore della cervice uterina: rischio di morte e di progressione ridotto di un terzo con pembrolizumab (con chemio)

di redazione

Potrebbe cambiare lo standard nel trattamento del tumore della cervice uterina persistente, ricorrente o metastatico. I dati dello studio di fase 3 KEYNOTE-826 presentato nel corso del congresso European Society for Medical Oncology hanno mostrato infatti che l’aggiunta della terapia anti-PD-1 pembrolizumab alla chemioterapia standard (con o senza bevacizumab) riduce di circa un terzo il rischio di progressione della malattia e di morte rispetto alla sola chemioterapia. 

Lo studio, che è stato pubblicato contemporaneamente sul New England Journal of Medicine, ha coinvolto più di 600 pazienti con tumore della cervice persistente, ricorrente o metastatico, non trattate in precedenza con chemioterapia, tranne quando usata contemporaneamente come agente radiosensibilizzante, 

Il trattamento con pembrolizumab associato a chemioterapia con o senza bevacizumab ha ridotto il rischio di morte del 33%, rispetto alla chemioterapia con o senza bevacizumab. La sopravvivenza globale per pembrolizumab più chemio era pari a 24,4 mesi rispetto a 16,5 mesi per la sola chemio. Per il duplice endpoint primario di sopravvivenza libera da progressione, la sopravvivenza libera da progressione era di 10,4 mesi nelle pazienti trattate con pembrolizumab più chemio e 8,2 mesi in quelle trattate con chemio. Nello studio, il trattamento con pembrolizumab ha mostrato un tasso di risposta obiettiva del 65,9% mentre la sola chemioterapia ha mostrato un tasso di risposta obiettiva del 50,8%. La durata media della risposta era 18 mesi nel braccio con pembrolizumab più chemio e 10,4 mesi nel braccio chemio. 

Il beneficio è stato osservato indipendentemente dalla aggiunta di bevacizumab al regime chemioterapico.

«Il tumore della cervice continua ad essere la seconda principale causa di morte per cancro nelle giovani donne tra i 15 e i 44 anni e storicamente presenta prognosi sfavorevole se diagnosticato in fase avanzata», afferma la prima firmataria dello studio Nicoletta Colombo, professore associato all’Università Milano-Bicocca e direttore del Programma di Ginecologia Oncologica dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano. «Questi importanti risultati di sopravvivenza supportano pembrolizumab in combinazione con chemioterapia con o senza bevacizumab come potenziale nuova opzione di trattamento di prima linea delle pazienti con tumore della cervice persistente, ricorrente o metastatico».

«Pembrolizumab in combinazione con chemioterapia con o senza bevacizumab è il primo regime basato sull’azione anti-PD-1/PD-L1 a dimostrare un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza globale nel trattamento di prima linea delle pazienti con tumore della cervice persistente, ricorrente o metastatico», dichiara Roy Baynes, senior vice president and head of global clinical development, Chief Medical Officer di Merck Research Laboratories. «Questi risultati evidenziano il ruolo fondamentale di pembrolizumab nel miglioramento dell’outcome delle donne con tumore della cervice persistente, ricorrente o metastatico. Continuiamo a dare priorità alla ricerca di terapie che possano prolungare la vita dei pazienti che devono affrontare tumori mortali, come quello della cervice, attraverso approcci combinati innovativi».