Tumore del collo dell’utero: il vaccino anti Hpv rende più efficace la terapia

Lo studio

Tumore del collo dell’utero: il vaccino anti Hpv rende più efficace la terapia

Un piccolo studio suggerisce una nuova strategia terapeutica per il tumore della cervice uterina: combinare chemioterapia e vaccino anti Hpv. Gli effetti dei due interventi provocano un potenziamento del sistema immunitario. I primi risultati della chemio-immunoterapia sono promettenti

di redazione

Il vaccino contro il Papillomavirus umano serve non solo per prevenire il tumore del collo dell’utero ma potrebbe essere utile anche per curarlo. Uno studio pubblicato su Science Translational Medicine ha infatti dimostrato le potenzialità terapeutiche del vaccino anti Hpv-16 in combinazione con la chemioterapia in un gruppo di donne affette dal tumore della cervice uterina. Il mix di farmaci (vaccino più aclitaxel e carboplatino) hanno ottenuto una significativa regressione del tumore in 31 pazienti su 72. 

Secondo i ricercatori la combinazione funziona perché agisce su un doppio fronte: da una parte la chemioterapia a base di carboplatino e paclitaxel riduce le cellule tumorali e quelle capaci di inibire la risposta immunitaria, dall’altra il vaccino, stimolando una risposta immunitaria, potenzia l’attività dei linfociti T, risparmiati dalla chemioterapia, permettendo al sistema immunitario di difendersi con maggiore efficacia. I farmaci chemioterapici quindi spianano la strada alle difese immunitarie liberando il campo dalle cellule immunosoppressorie e consentendo così alle cellule immunitarie riattivate dal vaccino di agire indisturbate. 

I linfociti T, capaci di riconoscere gli antigeni specifici del tumore, sono gli elementi chiave delle immunoterapie oncologiche. E i vaccini terapeutici possono aumentare la disponibilità di queste cellule indirizzate contro le formazioni tumorali. 

La strategia delle chemio-immunoterapia non è del tutto nuova. 

La combinazione tra chemioterapia e anticorpi monoclonali o inibitori di checkpoint (com Pdl1), per esempio, si è già rivelata promettente nel trattamento di vari tipi di carcinomi. 

In quest’ultimo studio i ricercatori hanno testato la combinazione terapeutica su 72 pazienti con tumore al collo dell’utero solamente però dopo aver individuato il momento ideale in cui aggiungere la vaccinazione terapeutica alla chemioterapia. È emerso immediatamente con estrema chiarezza, infatti, che il timing è un elemento chiave per il successo della terapia. Bisogna intervenire con il vaccino al momento giusto, quando l’effetto dei farmaci chemioterapici sul sistema immunitario è quello che garantisce la massima efficacia dell’immunizzazione. Secondo i calcoli dei ricercatori il momento ideale per somministrare la vaccinazione anti Hpv-16 è due settimane dopo il secondo ciclo di chemioterapia.  

Seguendo questa tabella di marcia il 43 per cento delle pazienti ha ottenuto una regressione del tumore. Inoltre le donne che avevano mostrato una maggiore risposta immunitaria indotta dal vaccino avevano un tasso di sopravvivenza superiore di circa 6 mesi rispetto alle altre.

«In conclusione, la chemioterapia con carboplatino e paclitaxel nel carcinoma cervicale riduce le cellule mieloidi soppressive, ma non i linfociti, consentendo una risposta immunitaria robusta delle cellule T con la somministrazione di un vaccino terapeutico al momento opportuno», scrivono i ricercatori. Le pazienti con una risposta delle immunitaria indotta da vaccino più efficace hanno vissuto più a lungo.