Tumore del colon retto: la vitamina D rallenta la progressione della malattia

Il trial

Tumore del colon retto: la vitamina D rallenta la progressione della malattia

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L'assunzione a dosaggi elevati di vitamina D mette aiuta a controllare la malattia per due mesi in più. Non incide però sulla sopravvivenza globale che rimane di circa due anni
di redazione

Non è una cura e non consente guarigioni inattese. Tuttavia, per i pazienti con tumore del colon retto metastatico, l'assunzione di vitamina D, insieme al trattamento standard, rallenta la progressione della malattia e prolunga di qualche mese il periodo di stabilità.

Gli insospettabili benefici della vitamina D nel trattamento del cancro intestinale sono emersi nel corso di un piccolo trial clinico battezzato “Sunshine” (la luce del sole è la fonte principale di vitamina D) condotto dai ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute negli Usa. I risultati della sperimentazione sono stati pubblicati sul Journal of the American Medical Association.

Allo studio hanno partecipato 139 pazienti di 11 centri oncologici degli Stati Uniti affetti da un tumore metastatico del colon-retto che non erano stati precedentemente sottoposti ad alcuna terapia. I partecianti sono stati divisi in modo casuale in due gruppi.

Il primo gruppo ha assunto vitamina D a elevato dosaggio (4mila unità internazionali, Ui) ogni giorno in aggiunta alla chemioterapia standard per tutta la durata della terapia. L’altro gruppo ha assunto dosaggi inferiori di vitamina D (400 Ui), quantità analoghe a quelle contenute in un comune integratore. A tutti i partecipanti è stato chiesto di non assumere altri supplementi vitaminici o di calcio durante la sperimentazione. 

L’obiettivo prefissato dai ricercatori era quello di valutare la sopravvivenza libera da progressione della malattia nei due gruppi di pazienti, ovvero il periodo di tempo nel quale la malattia rimane stabile. 

Ebbene, i pazienti che aveva assunto dosaggi elevati di vitamina avevano “messo in pausa” la malattia per 13 mesi. Quelli trattati con un dosi più basso avevano ottenuto un rallentamento della progressione di 11 mesi. 

Nono sono stati riscontrati invece miglioramenti in termini di sopravvivenza globale: in entrambi i gruppi l’aspettativa di vita è risultata di poco più di due anni. 

I ricercatori hanno osservato inoltre che i benefici delle dosi elevate di vitamina D non vengono garantiti a tutti gli individui nello stesso modo. Dallo studio infatti è emerso che nei pazienti obesi e in quelli con un tumore che presenta una specifica mutazione genetica, l’integratore ha un’efficacia minore.

«I risultati dello studio sono estremamente importanti perché individuano un agente conveniente, sicuro e facilmente accessibile come potenziale nuovo trattamento per il cancro metastatico del colon-retto. Il che potrebbe avere un impatto di ampia portata a livello globale, indipendentemente dalla condizione socioeconomica di un paziente o dalle risorse di un paese», ha dichiarato Kimmie Ng, direttore del Gastrointestinal Cancer Center del Dana-Farber e tra gli autori dello studio.