Tumore dell'endometrio: quando possibile, meglio scegliere l'operazione con il robot-chirurgo

L’analisi

Tumore dell'endometrio: quando possibile, meglio scegliere l'operazione con il robot-chirurgo

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Non serve però inseguire la tecnologia a tutti i costi: anche la laparoscopia tradizionale è perfettamente in grado di garantire un intervento efficace e sicuro
di redazione

Il robot in sala operatoria è una presenza rassicurante. Almeno nel caso di interventi chirurgici per la rimozione di un tumore endometriale allo stadio iniziale. Secondo un ampio studio danese pubblicato su JAMA Surgery, infatti, la chirurgia robotica ha contribuito a ridurre il rischio di complicanze e migliora i risultati dell’intervento.

Non solo: da quando c’è la possibilità di ricorrere ai robot, le procedure minimamente invasive, robotiche o tradizionali, vengono preferite alla chirurgia a cielo aperto o laparotomia.  

In Danimarca il trattamento del carcinoma dell’endometrio è affidato a sei centri oncologici nazionali, ognuno dei quali ha reclutato un numero sempre maggiore di “chirurghi-robotici” tra il 2008 e il 2012. Gli autori dello studio hanno voluto valutare l’impatto che questo nuovo metodo chirurgico adottato a livello nazionale ha avuto sulla salute delle pazienti.

I ricercatori hanno raccolto informazioni su 5.654 donne affette da cancro endometriale allo stadio iniziale che sono state sottoposte a un intervento tra il 2005 e il 2015. Il campione è stato diviso in due gruppi: il primo comprendeva le pazienti operate prima dell’introduzione della chirurgia robotica (circa 3mila) e il secondo quelle operate successivamente all’ingresso dei robot in sala operatoria (circa 2.500). 

Il primo dato che emerge dal confronto è il notevole aumento delle operazioni in laparoscopia dopo l’avvento dei robot. Il tasso di interventi minimamente invasivi è infatti passato dal 14,4 per cento dell’era per-robotica al 72,2 per cento dell’era post-robotica. Il 50 per cento delle operazioni in laparoscopia è stato eseguito da robot, il restante 22,2 per cento con i metodi tradizionali. 

«La chirurgia laparoscopica minimamente invasiva per il cancro endometriale riduce le complicanze operatorie in confronto all’isterectomia addominale completa. Tuttavia, solamente una minoranza di donne con un tumore endometriale allo stadio iniziale viene sottoposta a chirurgia minimamente invasiva», scrivono gli autori dello studio. 

Nel primo gruppo, quello delle donne operate prima della venuta dei robot, il tasso di complicanze è stato del 7,3 per cento, in confronto al 6,2 per cento nel secondo gruppo. 

Nelle donne che hanno subito una isterectomia addominale completa nel periodo successivo all’ingresso dei robot in sala operatoria, 81 su 712 (pari all''11,4%) hanno avuto gravi complicazioni. Mentre tra le 569 pazienti sottoposte a laparoscopia, ci sono stati 29 casi di complicazioni (il 5,1%) e tra le 1282 operate dai robot si sono avute 59 complicanze (il 4,5%). In definitiva l'operazione chirurgica a cielo aperto comporta un maggior rischio di complicanze di circa 2 volte e mezzo rispetto alla laparoscopia e di 3,8 volte rispetto alla chirurgia robotica. 

«Lo studio dimostra che l’isterectomia minimamente invasiva è associata a un numero minore di complicanze rispetto alla laparotomia e che la maggiore diffusione di interventi mininvasivi migliora gli esiti della chirurgia», hanno precisato in un editoriale di accompagnamento allo studio  Jason D. Wright,Fady Khoury-Collado e Alexander Melamed afferenti ad alcuni dei più importanti centri ginecologici americani. 

I tre hanno però precisato che, più che la disponibilità del robot-chirurgo, è la mini-invasività dell'intervento a fare la differenza. In sostanza, non serve inseguire la tecnologia a tutti i costi: anche la laparoscopia tradizionale è perfettamente in grado di garantire un intervento efficace e sicuro.