Tumore al pancreas: una combinazione di due farmaci già in uso riaccende le speranze

La nova strategia

Tumore al pancreas: una combinazione di due farmaci già in uso riaccende le speranze

pills.jpg

Didascalia Long: 

Secondo le stime dell’American Cancer Society entro la fine del 2019 più di 56mila americani riceveranno una diagnosi di tumore al pancreas. In Italia ci sono circa 13mila nuovi casi all’anno.
di redazione

Mettere ko o quantomeno all’angolo il tumore al pancreas con una mossa “uno-due”. I termini sono presi in prestito dal pugilato, ma sono particolarmente adatti a spiegare la nuova strategia terapeutica proposta dai ricercatori dell’Università di Stanford e descritta su Nature Cell Biology. Due farmaci già presenti sul mercato prendono di mira il tumore sferrando attacchi indipendenti in rapida successione (proprio come farebbe un pugile sul ring con la combinazione di pugni “uno-due”). Il primo a entrare in azione è un farmaco già utilizzato per il trattamento delle leucemie, il secondo è un altro anti-tumorale indicato per tumori solidi, tra cui il melanoma. Trattandosi di due prodotti già approvati, la sperimentazione di una terapia combinata potrebbe essere autorizzata in tempi brevi. 

La sequenza terapeutica, testata sui topi, ha ottenuto una notevole riduzione del tumore al pancreas. Non si parla di una totale eliminazione, ma il risultato rappresenta comunque un gigantesco progresso rispetto a quanto si riesce a fare ora come ora, ossia poco o nulla. Per comprendere meglio il desolante scenario, basta ricordare che meno del 10 per cento delle persone con tumore al pancreas rimane in vita cinque anni dopo la diagnosi. 

La prima molecola della combinazione “uno-due” si chiama L-asparaginasi e viene utilizzata per privare il tumore di un elemento nutriente di fondamentale importanza, l’asparagina, un amino acido necessario al processo della sintesi proteica. Quest’operazione non provoca la morte del tumore ma innesca una reazione da stress che induce le cellule tumorali stesse a produrre asparagina. Il secondo farmaco, chiamato inibitore Mek, blocca questa risposta ottenendo una riduzione del tumore. 

L’asparaginasi è approvato dalla Food and Drugs Administration come terapia per le leucemie, mentre l’inibitore Mek viene usato contro il melanoma. 

«La triste realtà è che allo stato attuale le terapie contro il cancro al pancreas stagnano dal momento che non esistono trattamenti efficaci contro questi tumori. Il nostro studio individua una potenziale combinazione terapeutica che può essere immediatamente testata contro questi tumori così aggressivi», ha dichiarato Ze’ev Ronai del Tumor Initiation and Maintenance Program di Stanford e autore senior dello studio. 

Il cancro al pancreas è un killer infallibile: si insinua nell’organismo senza farsi sentire, cresce e comincia a far danni in silenzio e quando viene scoperto ha già raggiunto uno stadio avanzato rendendo vano qualunque tentativo di attacco. Secondo le stime dell’American Cancer Society entro la fine del 2019 più di 56mila americani riceveranno una diagnosi di tumore al pancreas. In Italia ci sono circa 13mila nuovi casi all’anno.

 

«Questa ricerca getta le basi per la riduzione della crescita del tumore al pancreas grazie a un attacco sinergico combinato basato sulla restrizione dell’asparagina sull’inibizione della via di segnalazione Mapk. Il nostro laboratorio è stato in grado di supportare ulteriormente questi risultati attraverso un'analisi computazionale dei dati dei pazienti», ha detto Eytan Ruppin, M.D., Ph.D.,tra gli autori dello studio e direttore del National Cancer Institute. 

I ricercatori di Stanford hanno dimostrato che la coppia di farmaci usata contro il tumore del pancreas è efficace anche nei confronti del melanoma. La loro attenzione però si è concentrata solo sul cancro al pancreas dato l’urgente bisogno di terapie per questa patologia.