Tumore del polmone: l’accoppiata immunoterapia/chemioterapia raddoppia la risposta al trattamento

Asco 2017

Tumore del polmone: l’accoppiata immunoterapia/chemioterapia raddoppia la risposta al trattamento

redazione

La combinazione di immunoterapia e chemioterapia in prima linea nel tumore del polmone è più efficace della sola chemioterapia. È quanto emerge dallo studio di fase II KEYNOTE-021G presentato al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco) condotto su 123 pazienti colpiti da tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso metastatico (indipendentemente dall’espressione di PD-L1). 

La combinazione di pembrolizumab, nuovo farmaco immunooncologico, con un regime chemioterapico comunemente usato (pemetrexed e carboplatino) ha dimostrato un tasso di risposta obiettiva del 57%, quasi raddoppiato rispetto alla sola chemioterapia a base di pemetrexed e carboplatino (30%). 

Inoltre, la combinazione pembrolizumab più chemioterapia determina una riduzione del rischio di progressione di malattia di circa il 50%; ad un anno il tasso di sopravvivenza libera da progressione è il 56% rispetto al 34% della sola chemioterapia e il tasso di sopravvivenza globale è pari al 76% rispetto al 69% con la chemioterapia, con una riduzione del rischio di morte di più del 30%. 

«Lo studio presentato all’ASCO è un aggiornamento dei risultati che hanno portato all’approvazione della combinazione in prima linea da parte dell’ente regolatorio americano, la Food and Drug Administration (FDA), aggiungendo 5 mesi di osservazione», ha commentato Filippo de Marinis, direttore della Divisione di Oncologia Toracica all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano. «Con i cinque mesi addizionali di follow up la combinazione pembrolizumab e chemioterapia in prima linea continua a dimostrare un sostanziale incremento dell’efficacia da un punto di vista clinico per i pazienti con malattia non squamosa avanzata, con quasi il doppio della percentuale di risposta obiettiva e un miglioramento della sopravvivenza stimata a un anno». 

Complessivamente nel 2016 sono state registrate in Italia oltre 41.000 nuove diagnosi di questa neoplasia (più del 30% fra le donne). Il tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso (adenocarcinoma) rappresenta circa il 60% dei casi, l’istotipo non a piccole cellule squamoso il 20-25%, il carcinoma a piccole cellule (microcitoma) circa il 15%. 

«È recente la decisione dell’agenzia regolatoria italiana (AIFA) che ha approvato pembrolizumab in prima linea per i pazienti colpiti da carcinoma polmonare non a piccole cellule in fase avanzata che esprimono il biomarcatore PD-L1», ha aggiunto De Marinis. «Lo studio KEYNOTE-021G che ha portato all’approvazione della combinazione della nuova molecola immuno-oncologica con la chemioterapia negli Stati Uniti apre nuove prospettive per il trattamento in prima linea anche dei pazienti che non esprimono PD-L1. Questo studio inoltre è il primo dato relativo alla combinazione di una molecola immuno-oncologica con la chemioterapia che indica la superiorità rispetto allo standard di cura».

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