Tumore al polmone metastatico: raddoppio della sopravvivenza con l’aggiunta dell’immunoterapia alla chemio

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Tumore al polmone metastatico: raddoppio della sopravvivenza con l’aggiunta dell’immunoterapia alla chemio

di redazione

La combinazione del farmaco immunoterapico pembrolizumab con un tradizionale regime chemioterapico è efficace nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) non squamoso avanzato con metastasi epatiche o cerebrali. 

È il dato emerso da un’analisi dello studio di fase 3 KEYNOTE-189, che ha valutato pembrolizumab in combinazione con pemetrexed e cisplatino o carboplatino in pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule non squamoso avanzato, indipendentemente dall’espressione tumorale di PD-L1 e senza mutazioni di EGFR o ALK. Lo studio è stato presentato al congresso annuale dell’American Association for Cancer Research in corso ad Atlanta.

Allo studio hanno partecipato 616 pazienti, due terzi dei quali randomizati a ricevere il regime immunoterapia più chemio; i rimanenti hanno assunto solo la chemio. 

I pazienti sono stati seguiti mediamente per un anno e mezzo: al termine di questo periodo, i pazienti in trattamento con il regime contenente l’immunoterapico avevano il doppio di probabilità di sopravvivere. In particolare i pazienti trattati con pembrolizumab in combinazione con la chemioterapia avevano un ridotto rischio di morte del 38% se presentavano metastasi epatiche e del 59% se avevano metastasi cerebrali.

«Nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule avanzato che presentano metastasi epatiche o cerebrali, la prognosi è sempre stata storicamente sfavorevole», ha spiegato Marina Garassino, responsabile della Struttura Semplice di Oncologia Medica Toraco Polmonare presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale di Tumori di Milano. «In questa analisi post-hoc, pembrolizumab in combinazione con la chemioterapia ha prodotto un beneficio di sopravvivenza globale e libera da progressione rispetto alla sola chemioterapia, indipendentemente dalla presenza di metastasi epatiche o cerebrali al momento dell’arruolamento».