Tumore del polmone non a piccole cellule: buoni risultati per l’anticorpo coniugato patritumab deruxtecan

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Tumore del polmone non a piccole cellule: buoni risultati per l’anticorpo coniugato patritumab deruxtecan

di redazione

Dal congresso della Società Europea di Oncologia Medica arriva una nuova conferma dell’efficacia degli anticorpi monoclonali coniugati, medicinali antineoplastici mirati che veicolano una chemioterapia citotossica alle cellule tumorali mediante un anticorpo monoclonale che si lega a uno specifico bersaglio espresso sulle cellule neoplastiche.

Una sperimentazione di fase I ha mostrato l’efficacia dell’anticorpo monoclonale coniugato DXd anti-HER3 patritumab deruxtecan in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) metastatico o non resecabile con mutazione del recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR), la cui malattia è progredita nonostante la terapia a base di inibitori tirosin-chinasici (TKI). 

I pazienti arruolati nello studio, prima di ricevere il trattamento con patritumab deruxtecan, erano stati sottoposti a una mediana di quattro terapie.

Il trial ha mostrato che il 25% dei 56 pazienti valutabili trattati con patritumab deruxtecan in monoterapia ha mostrato una risposta oggettiva preliminare; un paziente ha raggiunto una risposta completa e 13 hanno raggiunto risposte parziali. Al momento dell’estrazione dei dati, 3 ulteriori risposte parziali erano in attesa di conferma, e 6 pazienti avevano solo una valutazione del tumore. Con patritumab deruxtecan è stata osservata una percentuale di controllo della malattia del 70% con una durata mediana della risposta di 7 mesi. Nel 45 per cento dei pazienti è stata osservata la stabilità della malattia.

«Queste risposte iniziali osservate con patritumab deruxtecan in pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule e mutazione dell’EGFR pesantemente pretrattati e con diversi meccanismi di resistenza ai trattamenti  anti-EGFR, sono molto incoraggianti, soprattutto considerando l’assenza di terapie efficaci approvate in questo tipo di setting», ha commentato Helena Yu, medico oncologo al Memorial Sloan Kettering Cancer Center e sperimentatrice del trial, durante la presentazione. «Questi dati confermano che prendere di mira l’HER3, con l’utilizzo di un anticorpo monoclonale coniugato, può essere una strategia terapeutica per superare i vari meccanismi di resistenza nei pazienti con Tumore del polmone non a piccole cellule ed EFGR mutato che hanno visto progredire la malattia con le opzioni di trattamento attualmente disponibili».

«L’HER è spesso sovraespresso nel carcinoma polmonare non a piccole cellule, perciò diventa un target importante di intervento terapeutico in quei tumori che presentano un’ampia gamma di meccanismi di resistenza alle terapie standard», ha dichiarato Gilles Gallant, BPharm, FOPQ, vice presidente senior, e direttore Globale dello Sviluppo oncologico, del Dipartimento R&D di Daiichi Sankyo. «Questi risultati preliminari, che mostrano un controllo della malattia con patritumab deruxtecan in un follow up di breve periodo, sono molto incoraggianti e devono essere confermati in un follow-up più lungo. Sulla base di questi dati, stiamo programmando di avviare uno studio di fase II su patritumab deruxtecan in pazienti con NSCLC e mutazione EGFR in stadio avanzato o metastatico».