Tumore del polmone. Promosso pembrolizumab sia in monoterapia sia con la chemio

Tumore del polmone. Promosso pembrolizumab sia in monoterapia sia con la chemio

redazione

Si amplia la gamma di paziente che possono beneficiare dell’immunoterapico pembrolizumab. Due studi presentati nel corso del congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) in corso a Chicago hanno dimostrato che il farmaco può essere efficace sia in monoterapia in prima linea sia in combinazione con la chemioterapia.

I dati provengono dagli studi KEYNOTE-042 e KEYNOTE-407.

I risultati dello studio KEYNOTE-042 hanno evidenziato che pembrolizumab in monoterapia in prima linea migliora significativamente la sopravvivenza globale rispetto alla chemioterapia anche in presenza di una bassa espressione del biomarcatore PD-L1. Nello studio sono stati arruolati 1.274 pazienti colpiti dalla forma più frequente di tumore del polmone, quella non a piccole cellule con istologia squamosa o non-squamosa. 

«Questo studio dimostra che la monoterapia con pembrolizumab funziona non solo nei pazienti con alta espressione di PD-L1 ma anche in condizioni di minore espressione di questo biomarcatore», spiega Filippo de Marinis, direttore della Divisione di Oncologia Toracica all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano. «Pembrolizumab può essere considerato la prima applicazione del concetto di medicina di precisione all’immunoterapia nel tumore del polmone. Lo studio mostra un beneficio maggiore con pembrolizumab rispetto al trattamento standard nei due terzi delle persone colpite dalla più comune forma di tumore del polmone. Quindi un ampio numero di pazienti colpiti da questa neoplasia in fase avanzata potrà avere a disposizione una nuova opzione di trattamento con maggiore efficacia e minori effetti collaterali della chemioterapia».

I risultati del secondo studio, il KEYNOTE-407 che ha coinvolto 559 pazienti, hanno confermato l’efficacia di un farmaco anti PD-1 in combinazione con la chemioterapia (carboplatino-paclitaxel o nab-paclitaxel) in pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule, metastatico con istologia squamosa. Lo studio ha dimostrato che pembrolizumab + chemioterapia migliora in maniera significativa la sopravvivenza globale, la sopravvivenza libera da progressione e le risposte rispetto alla sola chemioterapia. Inoltre lo studio ha mostrato che la combinazione di pembrolizumab e chemioterapia ha ridotto del 36% il rischio di morte rispetto alla sola chemioterapia. 

«Con questi nuovi dati – aggiunge De Marinis – pembrolizumab in prima linea aumenta significativamente la sopravvivenza globale in circa l’80% di tutti i pazienti con tumore del polmone ed è l’unico anti PD-1 ad aver raggiunto, ad oggi, un aumento di sopravvivenza globale in tutti gli studi nel tumore al polmone non a piccole cellule. Resta di fondamentale importanza la determinazione dell'espressione di PD-L1 al momento della diagnosi per la scelta della strategia ottimale di trattamento per ciascun paziente».