Tumore al polmone: risultati promettenti per la “chemioterapia mirata”

Tumore al polmone: risultati promettenti per la “chemioterapia mirata”

redazione

Caricare un chemioterapico a bordo di un medicinale a bersaglio molecolare in grado di riconoscere le cellule tumorali e garantire, in tal modo, la doppia efficacia data dai due farmaci, riducendo però gli effetti collaterali tipici della chemioterapia. 

È uno degli approccio che sta sviluppando la ricerca oncologica. E che comincia a dimostrarsi efficace. 

Un esempio arriva dal19a World Conference on Lung Cancer (WCLC), il meeting annuale dell’International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC, Associazione internazionale per lo studio del tumore del polmone) in corso a Toronto dove sono stati presentati i dati relativi a [fam-] trastuzumab deruxtecan (DS-8201), un farmaco anticorpo-coniugato (ADC) sperimentale anti-HER2, somministrato ad  un sottogruppo di pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule con mutazione HER2 o espressione di HER2 pesantemente pretrattato. 

Si tratta di dati relativi a uno studio di fase I, quindi preliminari, ma molto promettenti, dal momento che la sovraespressione di HER2 nel carcinoma polmonare non a piccole cellule è associata a una prognosi sfavorevole e a una ridotta sopravvivenza globale.

In tal caso, nel gruppo di 11 pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule con mutazione HER si è osservato una risposta globale al trattamento del 72,7% con una durata della risposta di 11,5 mesi e una sopravvivenza libera da progressione della malattia di 14,1 mesi. 

«Questi risultati preliminari osservati con [fam-]trastuzumab deruxtecan sono incoraggianti, specialmente considerata l’attuale esigenza medica insoddisfatta per i pazienti affetti da NSCLC metastatico con alterazioni HER2 e con progressione durante diverse terapie precedenti», ha commentato uno degli sperimentatori dello studio, Junji Tsurutani, dell’Advanced Cancer Translational Research Institute, dell’Università di Showa di Tokyo. «Questi risultati dimostrano anche che la valutazione continua dei trattamenti anti-HER2 è giustificata nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule».

In un secondo gruppo di 17 pazienti con mutazione HER2 o espressione di HER2 pesantemente pretrattati, [fam-] trastuzumab deruxtecan ha dimostrato una risposta globale del 58,8% con una durata della risposta di 9,9 mesi e una sopravvivenza libera da progressione di 14,1 mesi.

«È attualmente in corso l’arruolamento dei pazienti nel nostro studio di fase 2 su [fam-] trastuzumab deruxtecan in pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato con mutazione HER2 o sovraespressione di HER2», ha annunciatp Gilles Gallant, leader del Global Team DS-8201,  del dipartimento di Ricerca e Sviluppo in Oncologia di Daiichi Sankyo. «Visto che non ci sono terapie specifiche approvate per il trattamento dei pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule con alterazioni HER2, è necessario uno studio continuo di [fam-] trastuzumab deruxtecan per comprendere meglio il potenziale ruolo di un farmaco anticorpo-coniugato anti-HER2 nel trattamento di questi pazienti».