Tumore del polmone: la sopravvivenza aumenta con durvalumab

Tumore del polmone: la sopravvivenza aumenta con durvalumab

redazione

La somministrazione del farmaco immunoterapico durvalumab dopo la chemioterapia nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule non operabile prolunga drasticamente la sopravvivenza globale rispetto al placebo. 

È il risultato principale dello studio PACIFIC, studio di fase III che ha coinvolto oltre 700 pazienti provenienti da 26 Paesi. I dati sono stati presentati durante la 19a World Conference on Lung Cancer (WCLC), il meeting annuale dell’International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC, Associazione internazionale per lo studio del tumore del polmone) in corso a Toronto (Canada) e pubblicati contemporaneamente sul New England Journal of Medicine.

Un’analisi precedente dello studio PACIFIC aveva mostrato la capacità del farmaco di ottenere una sopravvivenza libera da progressione della malattia di 16,8 mesi (rispetto ai 5,6 del placebo). Sulla base di questi dati il farmaco ha ottenuto l’approvazione da parte della Commissione Europea lo scorso  settembre. 

Ora, questa seconda tranche di dati, da una parte ha confermato l’efficacia del farmaco sulla sopravvivenza libera da progressione (17,2 contro 5,6 mesi del placebo), dall’altra ha mostrato la sua capacità di aumentare la sopravvivenza globale (28,2 mesi contro i 16,2 del placebo).

«Questi risultati sono estremamente incoraggianti per i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio III, non resecabile, che da 15 anni non avevano a disposizione nessuna nuova arma terapeutica, e confermano durvalumab quale prima immunoterapia a dimostrare un beneficio significativo di sopravvivenza globale», ha affermato Giorgio Scagliotti, direttore del dipartimento di Oncologia Medica dell’Università di Torino e presidente dell’International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC).

«Durvalumab - ha aggiunto Umberto Ricardi, direttore del dipartimento di Oncologia della Città della Salute e della Scienza di Torino e presidente ESTRO (European SocieTy for Radiotherapy and Oncology) -  rappresenta indubbiamente un importante progresso nel trattamento di questi pazienti e supporta l’introduzione dell’immunoterapia come nuovo approccio terapeutico in grado di ottimizzare l’efficacia degli attuali standard di trattamento con chemio-radioterapia. Emerge inoltre il ruolo chiave del team multidisciplinare per l’adeguata selezione e per la corretta gestione dei pazienti con tumore polmonare localmente avanzato».