Tumore della prostata: anche per le forme più aggressive si va verso trattamenti chemio-free

Asco 2017

Tumore della prostata: anche per le forme più aggressive si va verso trattamenti chemio-free

redazione

Per gli uomini che hanno ricevuto una diagnosi di tumore alla prostata metastatico ad alto rischio, l’aggiunta della terapia con abiraterone al trattamento ormonale standard riduce il rischio di morte del 38%. Abiraterone, inoltre raddoppia il tempo intercorso prima della progressione del tumore, da 14.8 a 33 mesi.

Sono i dati principali dello studio di fase III LATITUDE, effettuato su 1.200 uomini e presentato  nel corso congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco).

«Fino a oggi quindi, lo standard di riferimento è stato l’ormono terapia in combinazione con la chemioterapia come prima linea per i pazienti con malattia estesa (o ad alto volume)», ha illustrato Giuseppe Procopio, Responsabile S.S. Oncologia medica genitourinaria della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori. 

Ora le cose potrebbero cambiare.

«Lo studio LATITUDE ha riguardato specificatamente una popolazione di pazienti con la forma di malattia più aggressiva, in termini di biologia e volume delle metastasi. Per la prima volta è stata valutata l’efficacia di un approccio che avesse, nonostante l’avanzamento della malattia di questi pazienti, non la chemioterapia come prima opzione, bensì la combinazione di abiraterone e terapia ormonale. Ovvero una terapia orale, somministrabile a domicilio, con evidenti vantaggi per il paziente in termini di qualità di vita, di impatto sulla quotidianità e non ultima di tollerabilità», ha aggiunto Procopio. “In conclusione possiamo dire che il risultato, trattandosi di un trattamento semplice per il paziente più difficile, apre nuovi orizzonti, non solo per l’efficacia osservata ma anche per la qualità di vita che può offrire».