Tumore alla prostata. Finalmente verso una diagnosi più affidabile

L’analisi

Tumore alla prostata. Finalmente verso una diagnosi più affidabile

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Didascalia Long: 

L’uso della strategia "doppia" è particolarmente utile per riconoscere i casi più aggressivi: oggi sfiguro fino al 17% dei casi più gravi, mentre la biopsia combinata ha trascurato solo il 3,5 per cento dei casi più gravi.
di redazione

Due biopsie sono meglio di una. Una tecnica che consiste nella combinazione di due tipi di biopsie renderà la diagnosi del tumore alla prostata notevolmente più accurata. Il nuovo metodo, sviluppato al National Cancer Institute (NCI), potrebbe ridurre il rischio sia dei trattamenti eccessivi che di una sottovalutazione dei pericoli della malattia. I vantaggi della nuova tecnica diagnostica sono stati descritti sul New England Journal of Medicine

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Il nuovo esame nasce da un connubio tra la biopsia tradizionale non mirata e quella cosiddetta “target” che consente di effettuare i prelievi in specifiche aree sospette indicate dalle immagini della risonanza magnetica. 

Il tumore alla prostata può avere molti livelli di gravità e una differente capacità di espandersi ad altri organi. Ci sono masse tumorali che comportano rischi molto bassi e non richiedono trattamenti invasivi. Ci sono invece carcinomi pericolosi con elevato rischio di metastasi che necessitano un approccio terapeutico più aggressivo. Una diagnosi accurata permette quindi di offrire al paziente giusto la terapia giusta, senza pericolo di sovrastimare o sottostimare le condizioni di salute del paziente.

I ricercatori hanno analizzato i dati di 2.100 uomini che sono stati sottoposti a entrambi i tipi di biopsie, quella tradizionale che consiste nel prelevare in maniera non mirata campioni distanziati di tessuto dalla ghiandola prostatica, e quella con la risonanza magnetica che consente di effettuare i prelievi in specifiche aree sospette indicate dalle immagini. 

Il primo tipo di esame, che si svolge a campione, potrebbe omettere l’analisi di parti di tessuti malati rischiando così una sottodiagnosi. 

Le conseguenze possibili sono due, entrambe pericolose. I medici, a conoscenza dei limiti dell’esame diagnostico, potrebbero sentirsi più sicuri nel proporre a un paziente con una diagnosi di tumore di basso grado trattamenti più invasivi proprio per il timore che la biopsia abbia trascurato segnali più allarmanti. Oppure, al contrario, fidandosi della biopsia potrebbe limitarsi a prescrivere terapie blande quando invece il tumore potrebbe essere più pericoloso di quel che appare dal risultato della biopsia. 

Nel campione analizzato dai ricercatori sono stati registrati 1.300 casi di cancro e 404 prostectomie. Dall’analisi dei referti degli esami diagnostici, i ricercatori hanno stimato che la combinazione delle due tecniche, tradizionale e target, consente una diagnosi molto più accurata rispetto alle singole biopsie. Secondo i calcoli degli scienziati, riferendosi al campione analizzato,  con la sola biopsia tradizionale c’è il 40 per cento di rischio di sottodiagnosi, con la sola biopsia target si scende al 30 per cento. Combinando le due tecniche le probabilità di trascurare elementi clinicamente importanti si abbassano al 14,4 per cento. 

L’accoppiamento delle due tecniche è particolarmente utile per riconoscere i casi più aggressivi: la biopsia sistematica ha sottovalutato la pericolosità del 16,8 per cento dei tumori di grado più elevato, la biopsia mirata con risonanza magnetica ha  sottodiagnosticato l’8,7 per cento dei tumori più aggressivi, mentre la biopsia combinata ha trascurato solo il 3,5 per cento dei casi più gravi.

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«Con l'aggiunta della biopsia mirata con risonanza magnetica alla biopsia sistematica, ora possiamo identificare in anticipo i tumori più letali della prostata, fornendo ai pazienti trattamenti migliori prima che i tumori si diffondano», ha dichiarato Peter Pinto, del dipartimento di oncologia urologica del Center for Cancer Research dell'NCI e autore senior dello studio.