Tumore del rene: casi aumentati del 7% in 5 anni

Il dato

Tumore del rene: casi aumentati del 7% in 5 anni

redazione

Il numero totale dei casi di tumore del rene in Italia è aumentato del 7% in 5 anni. Nel 2013 questa neoplasia faceva registrare 12.700 nuove diagnosi, nel 2017 in totale ne sono state registrate 13.600. 

Decisivo è stato l’impatto degli stili di vita: si stima, per esempio che del 40% dei casi di tumore del rene che colpiscono gli uomini siano attribuibili al fumo.

Sono questi alcuni dei dati emersi dal convegno CA.RE.3.0 promosso da Ipsen e che si è svolto a Milano. L’incontro ha visto 200 esperti che si sono ritrovati per fare il punto sullo stato dell’arte nella lotta alla malattia: dalla prevenzione primaria alle novità terapeutiche, dall’approccio dello specialista ai casi più gravi alla diagnosi precoce. 

«Oggi sette pazienti su dieci riescono a sconfiggere la neoplasia», ha affermato Giario Conti primario di Urologia all'Ospedale S.Anna di Como e segretario Nazionale della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO). «È un buon dato che evidenzia nuovamente l’ottima assistenza che riusciamo a garantire a tutti quegli italiani che sono alle prese con una malattia sempre più diffusa. Resta però ancora molta strada da percorre soprattutto per quanto riguarda l’aumento del numero di diagnosi precoci. Quando riusciamo ad individuare in fase iniziale la patologia, la metà dei pazienti guarisce. Purtroppo ancora un terzo dei casi sono scoperti occasionalmente, anche perché il carcinoma resta clinicamente silente per la maggioranza del suo corso. Molto importanti risultano quindi gli stili di vita sani per evitare l’insorgenza della malattia. Oltre a non fumare, bisogna seguire una dieta sana ed equilibrata e tenere sotto controllo il peso corporeo. I chili di troppo sono responsabili di un quarto di tutte le neoplasie al rene registrate in Europa». 

Il tumore del rene non è uno dei cinque big killer. Ma «ciò non deve indurci a credere che sia una patologia oncologica di secondaria importanza»,  aggiunge Giuseppe Procopio, Responsabile dell’Oncologia Medica genitourinaria della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. «In Italia, infatti, sono oltre 130 mila le persone che vivono con una diagnosi e il loro numero è in aumento così come l’incidenza. Per anni è stata una malattia orfana di trattamenti attivi e per quei pazienti che presentavano metastasi l'aspettativa di vita era davvero bassa. Nel corso degli ultimi due decenni grazie alla ricerca medico-scientifica la situazione è radicalmente cambiata», dice ancora Procopio. «È aumentata esponenzialmente la nostra conoscenza sulla biologia di questa forma di cancro. Adesso sappiamo che lo sviluppo dipende molto dall’angiogenesi e cioè da quel meccanismo che porta a formare una rete di vasi intorno alla massa tumorale. Questo ci ha permesso di sviluppare una nuova classe di farmaci efficaci», aggiunge l’oncologo. Per esempio, «cabozantinib, molecola che appartiene alla classe di farmaci detti inibitori della crescita tumorale. È  in grado di inibire i vasi sanguinei che irrorano la neoplasia. Gli ultimi studi hanno dimostrato che riesce a migliorare i parametri di efficacia più importanti: sopravvivenza globale, sopravvivenza libera da progressione e tasso di risposta obiettiva».