Tumore del rene: immuno-oncologia efficace sia nei pazienti già trattati sia in prima linea

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Tumore del rene: immuno-oncologia efficace sia nei pazienti già trattati sia in prima linea

redazione

È un tumore in cui la chemioterapia e la radioterapia si sono dimostrate storicamente poco efficaci. In cui la chirurgia è risolutiva solo in un caso su 3 e che, spesso, al momento della diagnosi è già in fase metastatica. 

Anche il tumore del rene, tuttavia, sta per essere interessato dalla rivoluzione dell’immuno-oncologia che, negli ultimi anni, ha rivoluzionato il trattamento di diversi tumori (quello del polmone e il melanoma, soprattutto). 

Questa nuova strategia terapeutica che punta a “risvegliare” il sistema immunitario contro il cancro ha mostrato importanti risultati positivi consentendo di controllare a lungo la malattia anche nella fase metastatica e migliorando la sopravvivenza con una buona qualità di vita.

L’immunoterapia è efficace nei pazienti già trattati - Diverse le prove di efficacia fornite negli ultimi anni dall’immuni-oncologia contro il tumore del rene. Nivolumab, nello studio CheckMate-025, ha dimostrato di aumentare la sopravvivenza nei pazienti precedentemente trattati: il 39% è vivo a 3 anni rispetto al 30% di quelli che hanno ricevuto la terapia target everolimus. Inoltre il tasso di risposta oggettiva, a 36 mesi, ha raggiunto il 26% con nivolumab rispetto al 5% con la terapia target. 

«I dati aggiornati a 36 mesi dello studio CheckMate-025 su 803 pazienti, che ha condotto all’approvazione della molecola ad aprile 2016 in Europa e a febbraio 2017 in Italia, confermano l’efficacia dell’immuno-oncologia», ha spiegato Giacomo Cartenì, direttore dell’Oncologia Medica dell’Ospedale Cardarelli di Napoli. «Sono risultati davvero importanti. Va inoltre considerato che le percentuali a tre anni, raggiunte grazie all’immuno-oncologia, tendono a mantenersi a lungo termine, come dimostrano i dati di sopravvivenza in altri tipi di tumore, come il melanoma. L’obiettivo è arrivare in poco tempo alla personalizzazione del trattamento che è sempre più articolato grazie alle continue innovazioni nelle conoscenze biologiche della malattia».

Combinazioni efficaci - Cominciano poi a emergere prove dell’efficacia dell’immunoterapia anche per i pazienti non trattati in precedenza. 

«Importanti prospettive si stanno aprendo anche grazie alla combinazione delle molecole immuno-oncologiche», ha illustrato Camillo Porta dell’Oncologia Medica della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia. «La combinazione di nivolumab e ipilimumab ha evidenziato in prima linea (cioè in pazienti non trattati in precedenza) un netto miglioramento dei benefici clinici rispetto allo standard di cura (sunitinib), con una riduzione del rischio di morte del 37%. Non solo. La risposta obiettiva è quasi raddoppiata e la sopravvivenza libera da progressione ha raggiunto 11,6 mesi con la combinazione rispetto a 8,4 mesi con sunitinib».

I dati citati da Porta provengono dallo studio di fase III CheckMate-214 che ha coinvolto 1.082 pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato pretrattato. Questo studio è stato interrotto anticipatamente lo scorso settembre perché ha raggiunto l’endpoint co-primario: la combinazione di nivolumab e ipilimumab ha infatti dimostrato una sopravvivenza globale superiore rispetto a sunitinib, in pazienti a rischio intermedio e sfavorevole.

Inoltre un’ulteriore analisi esplorativa dello studio in sottogruppi con diversa espressione del marcatore PD-L1 ha confermato che la combinazione delle due molecole è in grado di migliorare la sopravvivenza indipendentemente dai livelli di PD-L1, con un vantaggio anche nel controllo dei sintomi della malattia. 

L’agenzia regolatoria europea ha recentemente validato la domanda di variazione di nivolumab in combinazione con ipilimumab per pazienti adulti con rischio intermedio/sfavorevole di carcinoma a cellule renali, seguirà la valutazione di questa procedura di variazione.