Tumore del rene: il mix nivolumab-ipilimumab migliora la qualità di vita

Tumore del rene: il mix nivolumab-ipilimumab migliora la qualità di vita

redazione

I pazienti con con carcinoma a cellule renali avanzato a rischio intermedio o sfavorevole trattati con la combinazione nivolumab più ipilimumab hanno riscontrato benefici significativi nei sintomi correlati alla patologia e miglioramenti della qualità di vita e del benessere riferibili allo stato di malattia rispetto a quelli trattati con sunitinib.

I benefici si sono manifestati precocemente durante il trattamento con la combinazione di nivolumab e ipilimumab a basso dosaggio e sono stati mantenuti durante il periodo di trattamento e durante la terapia di mantenimento con nivolumab. 

Sono i risultati dei ‘patient-reported outcomes’ dello studio di Fase III CheckMate -214 presentati durante il congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology a Chicago.

«Con lo studio CheckMate-214, nei pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato, avevamo già visto in precedenza il beneficio in efficacia di nivolumab e ipilimumab a basso dosaggio attraverso numerosi endpoint, come la sopravvivenza globale, il tasso di risposte obiettive e la sopravvivenza libera da progressione», ha affermato David Cella a capo del Department of Medical Social Sciences e dell’Institute for Public Health and Medicine - Center for Patient-Centered Outcomes, Northwestern University Feinberg School of Medicine, Chicago. «Quello che noi aggiungiamo ora con questa analisi è l’evidenza che i pazienti trattati con questa combinazione di farmaci immuno-oncologici riportano anche significativi miglioramenti nei sintomi correlati alla malattia, così come cambiamenti in positivo del loro benessere fisico, emotivo e funzionale».

«L’analisi dei patient-reported outcomes nello studio CheckMate-214 è particolarmente importante per i pazienti con carcinoma a cellule renale avanzato perché mostra che la combinazione di nivolumab e ipilimumab a basso dosaggio non solo offre un beneficio terapeutico rispetto alla terapia standard di cura, ma dimostra negli stessi pazienti miglioramenti della qualità di vita che si mantengono per il periodo di follow-up di due anni», ha aggiunto John O’Donnell vice president, worldwide health economics and outcomes research, di Bristol-Myers Squibb. «Questi dati confermano la nostra leadership in immuno-oncologia e il nostro impegno nel fornire ai medici opzioni di trattamento che facciano la differenza sulla vita dei pazienti».