Tumore del rene: il trattamento combinato prolunga l’aspettativa di vita

Rivoluzione nella clinica

Tumore del rene: il trattamento combinato prolunga l’aspettativa di vita

di redazione

Il regime di combinazione con la molecola immunoterapica pembrolizumab e con axitinib (un inibitore tirosin chinasico) ha dimostrato di migliorare sia la sopravvivenza globale sia la sopravvivenza libera da progressione sia il tasso di risposta obiettiva rispetto all’attuale standard di cura (sunitinib).

Sono i risultati dello studio di Fase 3 KEYNOTE-426, presentati al congresso internazionale sui tumori genitourinari (Genitourinary Cancers Symposium, ASCO GU) appena conclusosi a San Francisco e pubblicati contemporaneamente sul New England Journal of Medicine.

«Questi risultati rappresentano un reale cambiamento di paradigma del trattamento in prima linea della malattia in fase metastatica», spiega Camillo Porta, professore associato di Oncologia Medica presso l’Università di Pavia e direttore della Divisione di Oncologia Traslazionale degli Istituti Clinici Scientifici Maugeri, sempre a Pavia. «Per la prima volta, infatti, la sopravvivenza libera da progressione ha superato i 15 mesi e i dati di sopravvivenza globale indicano una tendenza estremamente positiva. La combinazione ha inoltre evidenziato un buon profilo di tollerabilità, in linea con il meccanismo di azione delle due molecole. Questo studio pone le basi per un cambiamento nella pratica clinica quotidiana: siamo di fronte a un nuovo standard terapeutico che costituirà il termine di paragone per la futura ricerca scientifica su questa neoplasia».

Sulla base di questi risultati, l’americana Food and Drug Adminitration ha già accordato la revisione prioritaria per una integrazione della richiesta di registrazione per farmaci biologici (sBLA) per pembrolizumab in combinazione con axitinib per il trattamento di prima linea dei pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato sulle base dei risultati dello studio KEYNOTE-426. 

«Storicamente, i pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato presentano tassi di sopravvivenza a 5 anni inferiori al 10%. Vista l’aggressività della malattia e la bassa prognosi a lungo termine, questi nuovi dati di sopravvivenza su pembrolizumab in combinazione con axitinib provenienti dallo studio KEYNOTE-426 offrono la possibilità di una nuova opzione di trattamento per i pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato», afferma Thomas Powles, lead investigator dello studio KEYNOTE-426, professore di Oncologia Genitourinaria, responsabile della Ricerca sui Tumori Solidi al Barts Cancer Institute e direttore del Barts Cancer Centre. 

Nel dettaglio, lo studio ha coinvolto quasi 900 pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato non trattati in precedenza: la metà dei quali trattati con pembrolizumab somministrato ogni 3 settimane più axitinib assunto oralmente due volte al giorno; l’altra metà con il trattamento standard (sunitinib).

Dopo un follow-up mediano di 12,8 mesi, il confronto tra i due bracci di trattamento ha evidenziato che le percentuali di sopravvivenza globale a 12 e a 18 mesi erano più elevate con la combinazione di pembrolizumab e axitinib rispetto a sunitinib, rispettivamente 89,9% versus 78,3% e 82,3% versus 72,1%. Anche le percentuali di sopravvivenza libera da progressione a 12 e 18 mesi erano a favore della combinazione (59,6% e 41,1%) rispetto a sunitinib (46,2% e 32,9%); il valore mediano di sopravvivenza libera da progressione era di 15,1 mesi versus 11,1 mesi.

Il profilo degli eventi avversi osservato è risultato leggermente sfavorevole alla terapia di combinazione. 

I dati del nuovo studio sono stati presentati da MSD alle autorità regolatorie di tutto il mondo.