Tumore al seno: le donne in terapia adiuvante sono più a rischio di osteoporosi

Lo studio

Tumore al seno: le donne in terapia adiuvante sono più a rischio di osteoporosi

Gli inibitori delle aromatasi hanno un forte impatto sulla salute ossea
redazione

Valutare l’impatto sulle ossa di una terapia oncologica fondamentale per scongiurare le recidive del tumore al seno. È questo lo scopo di uno studio italiano pubblicato sulla rivista Bone che ha calcolato il rischio di fratture vertebrali, spesso trascurate perché asintomatiche, nelle donne in post menopausa che assumono farmaci inibitori delle aromatasi (Ai), indicati nei casi di tumore ormono-sensibile. 

Oltre 250mila donne ogni anno vengono sottoposte a questa indispensabile terapia adiuvante, un trattamento farmacologico della durata di 5 o 10 anni, che allontana lo spettro di una ricaduta ma può avere effetti negativi sulla salute ossea.  

«Lo studio che abbiamo condotto - sottolinea Alfredo Berruti, Ordinario di Oncologia Medica all’Università di Brescia e co-autore dello studio -  si basa su un concetto nuovo: cercare le più subdole e spesso asintomatiche fratture vertebrali e non quelle cliniche come anca e femore che non possono sfuggire alle pazienti. Indagando la prevalenza delle fratture asintomatiche i numeri cambiano drammaticamente e arrivano al 35 per cento nelle donne in trattamento adiuvante»

I ricercatori hanno arruolato 263 donne italiane per scoprire gli effetti della terapia sul loro scheletro. Tutte le pazienti sono state sottoposte all’esame della densinometria assiale a raggi x (Dexa) per esaminare la densità minerale ossea. Inoltre, sono stati raccolti campioni di sangue per misurare i livelli ormonali e il calcio. Il campione è stato diviso in due gruppi: il primo comprendeva 94 donne trattate con inibitori e il secondo 169 non in terapia. 

La prevalenza di fratture vertebrali era del 31,2 per cento nelle pazienti in terapia contro il 18,9 per cento del gruppo non trattato. E, inaspettatamente, gli effetti colalterali della terapia con gli inibitori delle aromatasi sono gli stessi nelle donne con osteoporosi e in quelle con una normale massa ossea. 

Un dato che sottolinea l’importanza della riduzione della qualità oltre che della quantità dell’osso con queste terapie.  Inoltro dallo studio emerge che se il rischio delle fratture vertebrali ammonta a circa il 40 per cento, nelle donne che hanno avuto un cancro il rischio di osteoporosi secondaria alla terapia si moltiplica. Eppure secondo alcune ricerche circa il 45 per cento delle pazienti non riceve alcun trattamento di prevenzione delle fratture e il 60 per cento delle donne sane con meno di 50 anni non ha mai effettuato alcun esame per verificare la salute dello scheletro.

«Basta fare due calcoli - dichiara Andrea Giustina Presidente del Glucocorticoid Induced Osteoporosis Skeletal Endocrinology Group (Gioseg) e co-autore dell’articolo - per comprendere l’importanza di proteggere le ossa di queste pazienti con un farmaco adeguato, al momento l’unico che si è mostrato capace non solo di aumentare la Bone Mineral Density ma di prevenire effettivamente le fratture delle vertebre è il denosumab, un anticorpo monoclonale completamente umanizzato indicato per il trattamento dell'osteoporosi post-menopausale».