Tumori: dolore intenso per 150 mila pazienti ogni anno

Lo studio

Tumori: dolore intenso per 150 mila pazienti ogni anno

di redazione

Dura da trenta a sessanta minuti e in una scala da zero a dieci può raggiungere picchi di otto-nove: è il dolore episodico intenso (BTP, BreakThrough cancer Pain), che ogni anno affligge in Italia 150 mila nuovi pazienti oncologici, con un impatto significativo sulla qualità di vita. Una forma di “dolore nel dolore”, perché queste persone convivono anche con il cosiddetto “dolore di fondo”, trattato con farmaci a base di oppioidi.

È italiano il primo studio al mondo che ha indagato nel dettaglio il BTP. Si chiama IOPS-MS, ha coinvolto 4.016 pazienti di 32 centri ed è stato presentato martedì 6 novembre al ministero della Salute a Roma.

«Il dolore episodico intenso – spiega Paolo Marchetti, direttore dell'Oncologia medica B del Policlinico Umberto I di Roma e professore di Oncologia all’Università La Sapienza della Capitale - è ancora sottovalutato e trattato in modo non corretto. I pazienti oncologici curati per il dolore di fondo con morfina possono presentare crisi molto intense nella giornata. Nello studio abbiamo voluto caratterizzare questa forma di sofferenza dei pazienti in trattamento con morfina, per fornire indicazioni precise non solo sulla diagnostica differenziale ma anche sulla terapia. Suggerimenti che si traducono in un vantaggio per la qualità di vita del malato e per la sua adesione ai trattamenti. Vogliamo cioè trasmettere agli operatori le conoscenze per individuare in poco tempo questo tipo di sofferenza, perché non rimanga un bisogno non riconosciuto». La terapia più efficace è rappresentata dagli oppioidi a rapido inizio d’azione (ROO, rapid onset opioid), il cui effetto compare in meno di 15 minuti e ha una durata inferiore a due ore, caratteristiche che corrispondono a quelle considerate ideali per il trattamento del breakthrough cancer pain.

Nel 2018 in Italia sono stati stimati 373 mila nuovi casi di tumore, di cui più della maetà presenta dolore cronico di fondo: circa l’85% di questi ultimi convive anche con la forma episodica intensa. «La strategia farmacologica per il trattamento del BTP – dice Giuseppe Tonini, responsabile dell'Oncologia medica del Campus Bio-Medico di Roma - prevede l’ottimizzazione della terapia antalgica a orario fisso per il dolore di base e l’utilizzo di dosi supplementari di farmaci, in genere oppioidi, al regime analgesico di base. Idealmente queste ultime dovrebbero rispecchiare l’andamento temporale del BTP, cioè avere un effetto rapido, una breve durata di azione, effetti collaterali limitati e facilità di assunzione, soprattutto nell’ambiente domiciliare. Ciononostante, la morfina a pronto rilascio viene spesso utilizzata per gestire gli episodi di dolore intenso, benché la sua efficacia compaia solo dopo 30-40 minuti, quando il sintomo sta scomparendo o è già scomparso. Oppure, al posto dei ROO, viene aumentata la dose di morfina di base. In questo modo i pazienti vengono lasciati per troppo tempo in una situazione di sovradosaggio, con conseguente incremento della possibilità di effetti collaterali e peggioramento della qualità di vita. I ROO invece consentono di mantenere il dosaggio di morfina di base al livello più basso, coprendo il bisogno del malato solo quando è necessario per ogni singolo episodio di dolore intenso».

Nello studio IOPS-MS, pubblicato sulla rivista Cancers, l’età media dei pazienti arruolati era di circa 65 anni, colpiti da diversi tipi di neoplasia e in differenti condizioni assistenziali, cioè curati nei reparti di Oncologia, in hospice, in day hospital o al domicilio. La frequenza media del BTP era di 2,4 episodi al giorno (il 64,4% ne presentava 1-2, il 29,4% fra 3 e 4, il 6,2% arrivava fino a 5). L’intensità media del dolore era di 7,5 e di 7 per la maggioranza dei pazienti (73,9%). Nel 69,5% dei casi il sintomo non era riconducibile a una causa particolare, quindi spontaneo e scollegato da atti volontari (per esempio per tentativi di alimentazione, minzione, tosse o per movimenti in presenza di metastasi ossee). Il tempo necessario per raggiungere il picco più alto di dolore era inferiore o uguale a dieci minuti nel 68,9% dei pazienti e superiore a dieci minuti nel 31,1%. La durata media degli episodi (non trattati) era di 43,3 minuti. Per l’85% dei pazienti il breakthrough cancer pain ha causato limitazioni alle attività quotidiane (moltissimo per il 28,1%, molto per il 56%, poco per il 13,5%, per nulla per l’1,7%).

«Dallo studio è emerso che i pazienti risultavano più soddisfatti quando il trattamento farmacologico era in grado di fornire prontamente sollievo dal dolore» sottolinea Sebastiano Mercadante, direttore dell'Unità di Terapia del dolore e cure di supporto , Dipartimento oncologico La Maddalena di Palermo. «La prevalenza del dolore episodico intenso nei pazienti oncologici è condizionata dalle fasi della malattia, dalle diverse condizioni assistenziali e dal trattamento del dolore di base» dice Augusto Caraceni, direttore della Struttura di Cure palliative, terapia del dolore e riabilitazione dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano». «Se mediamente un paziente manifesta circa 2,5 episodi al giorno – precisa - questo significa che soffrirà per circa due ore al giorno di un dolore a elevata intensità. Le linee guida nazionali e internazionali raccomandano per il trattamento del BTP l’utilizzo di morfina orale a pronto rilascio per trattare gli episodi prevedibili».