Tumori pediatrici: i danni all’udito conseguenza del trattamento aumentano il rischio di deficit cognitivi

L’associazione

Tumori pediatrici: i danni all’udito conseguenza del trattamento aumentano il rischio di deficit cognitivi

I bambini che hanno subito una grave compromissione dell’udito in seguito ai trattamenti oncologici sono più esposti al rischio di deficit cognitivi, come difficoltà di linguaggio e di memoria, problemi nelle abilità visuo-motorie e nel calcolo

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Immagine: RHCC, CC BY 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Una compromissione dell’udito, più o meno grave, è tra gli effetti collaterali della radioterapia e della chemioterapia per il trattamento dei tumori pediatrici. Con quali conseguenze sullo sviluppo neurocognitivo dei bambini? La risposta contenuta in uno studio su Jama Oncology, non è rassicurante: i pazienti pediatrici che subiscono danni all’udito durante la terapia oncologica sono più esposti al rischio di deficit neurocognitivi. È importante averlo accertato in maniera puntuale perché da qui arriva la spinta a trovare soluzioni per limitare il più possibile il danno e a individuare interventi efficaci e precoci per potenziare le capacità cognitive. 

I ricercatori hanno valutato l’impatto della perdita o del calo dell’udito in 1.500 pazienti sopravvissuti al cancro in cura presso il St. Jude Children's Research Hospital.  Complessivamente, il 62,2 per cento del campione aveva mantenuto un udito normale dopo il trattamento,  il 14,5 per cento aveva avuto una lieve alterazione dell'udito e il 23,2 per cento aveva subito una grave compromissione delle facoltà uditive. 

Quest’ultima condizione, hanno dimostrato gli scienziati, si traduce con maggiore facilità in anomalie dello sviluppo neurocognitivo, come deficit del linguaggio, compromissione della capacità di ragionamento e di lettura, difficoltà di movimento, ridotte performance nell’esecuzione di calcoli matematici rispetto a chi non ha subito nessun danno o ha avuto un danno limitato. Alcuni trattamenti, come la radioterapia cocleare e la chemioterapia a base di farmaci con platino, sono noti per avere effetti ototossici (danni alle facoltà uditive). 

In particolare, secondo i calcoli dei ricercatori, poteva essere attribuito a un grave danno all’udito provocato da radiazioni al cranio il 36 per cento dei casi osservati di deficit nella lettura, il 33 per cento delle difficoltà del linguaggio, il 20 per cento dei problemi di memoria, il 25 per cento della perdita di velocità motoria e il 17 per cento del calo di velocità visuomotoria.

Ma gli scienziati hanno osservato che anche i deficit uditivi dei bambini non esposti a trattamenti tossici incidono sullo sviluppo neuro-cognitivo.

«I ricercatori hanno dimostrato, per la prima volta a mia conoscenza, che una grave compromissione dell'udito è un fattore che spiega la  gran parte dell'associazione tra radioterapia cranica e deficit neurocognitivi tra i sopravvissuti ai tumori infantili trattati con radioterapia. Questo è un risultato di particolare importanza date le possibilità di rimediare alla compromissione dell’udito», ha commentato Wendy Landier, in un editoriale che accompagna l’articolo su JAMA Oncology.

La raccolta dei dati è avvenuta tra il 2007 e il 2017 e nello studio erano stati inclusi solo i pazienti sopravvissuti ad almeno 5 anni dalla diagnosi iniziale del cancro e sottoposti a test audiologici e neurocognitivi.

«Questi risultati sottolineano l'importanza di fornire ai genitori una guida preventiva sulla necessità del monitoraggio e della gestione audiologica dei bambini che ricevono trattamenti potenzialmente ototossici.  Gli oncologi pediatrici possono informare i genitori sulle conseguenze critiche della perdita dell'udito per lo sviluppo di un bambino piccolo e stabilire delle aspettative per il monitoraggio audiologico in corso e la riabilitazione audiologica precoce - a partire dalla terapia e continuando per tutto il recupero. L'intervento audiologico può essere considerato un elemento essenziale della cura del bambino e parte della "nuova normalità" del bambino», ha dichiarato Landier.