Tumori della pelle. Opzione brachiterapia: salva la vita e preserva l’estetica

La valutazione

Tumori della pelle. Opzione brachiterapia: salva la vita e preserva l’estetica

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Il trattamento potrebbe essere utile soprattutto per i pazienti anziani le cui lesioni fanno fatica a rimarginarsi e che possono soffrire di ulteriori problemi medici.
di redazione

Guarire è il primo obiettivo. Riuscire a guardarsi allo specchio è il secondo.  

Ebbene, la brachiterapia (o radioterapia interna) permette alle persone con tumore della pelle di raggiungere entrambi i traguardi, offrendo benefici tanto alla salute quanto all’aspetto fisico. Secondo uno studio presentato al congresso della Radiological Society of North America, il trattamento basato su sorgenti di radiazioni collocate all’interno o vicino alla zona da trattare è particolarmente indicato per le persone anziane affette da tumori della pelle diversi dal melanoma, come i carcinomi a cellule basali e quelli a cellule squamose. In questa tipologia di pazienti le soluzioni più comuni, come la chirurgia  o la radioterapia a raggi esterni, sono rischiose e quasi mai risolutive.

I radiologi autori della ricerca hanno utilizzato la brachiterapia ad alto dosaggio su 70 pazienti dall’età media di 85 anni con tumori della pelle (Bcc e Scc) allo stadio iniziale. La terapia consiste nel rilasciare una precisa dose di radiazioni nelle cellule cancerose  attraverso cateteri all’interno della zona da trattare. Il primo vantaggio della brachiterapia rispetto alla tradizionale radioterapia è la minore durata del trattamento. A differenza della radioterapia con raggi esterni caratterizzata da sedute lunghe anche 6 ore nel corso di sei settimane, la brachiterapia prevede sessioni di 3-6 minuti per un totale di due settimane. Il secondo vantaggio è dato da una riduzione degli effetti collaterali. «Il trattamento con radioterapia a fasci esterni può essere troppo lungo e doloroso per i pazienti anziani e inoltre espone i tessuti sani intorno alla lesione alle radiazioni, con il rischio di aumentare gli effetti collaterali. La brachiterapia eroga una dose più elevata di radiazioni direttamente sul tumore risparmiando i tessuti sani nelle vicinanze», ha spiegato Ashwatha Narayana, direttore del Dipartimento di Radioterapia Oncologica presso il North Westchester Hospital di Mount Kisco, a New York, e principale autore dello studio. 

I radiologi hanno trattato con brachiterapia in tutto 81 lesioni del naso, del volto, della fronte, delle orecchie, del collo e delle gambe tra il 2013 e il 2019. La dimensione delle lesioni variava da 3 a 26 millimetri. Tutti i pazienti sono stati seguiti dai due ai quattro anni. 

I risultati promuovono a pieni voti la radioterapia interna: è stato registrato un tasso di guarigione del 96 per cento nei pazienti con carcinoma a cellule squamose e del 98 per cento nelle persone con carcinoma a cellule basali e nel 90 per cento dei casi il risultato estetico è stato apprezzato dai pazienti. 

Un paziente con carcinoma a cellule squamose. A sinistra prima del trattamento, a destra dopo. Immagine: © Ashwatha Narayana et al. High Dose Rate Brachytherapy in Elderly Patients with Non-Melanoma Skin Cancer - Clinical and Cosmetic Outcome / RSNA

Secondo quanto affermato dai ricercatori, i pazienti trattati brachiterapia hanno avuto tempi di recupero brevi con pochi o nessun effetto collaterale, come nausea, perdita di capelli o disturbi intestinali. 

«Per i pazienti anziani le cui lesioni fanno fatica a rimarginarsi e che possono soffrire di ulteriori problemi medici, la chirurgia potrebbe non essere l'opzione migliore. Se l'area interessata è la punta del naso, dell'orecchio o della palpebra, potrebbero essere necessari più interventi chirurgici con innesto cutaneo difficili da tollerare», ha dichiarato Narayana. 

La brachiterapia, utilizzata di routine per il trattamento di alcuni tipi di tumori (cervice uterina, prostata, esofago e altri), non ha ancora preso piede nel trattamento dei tumori della pelle diversi dal melanoma sul viso e sul collo. I ricercatori sperano che i risultati dello studio favoriscano il ricorso alla brachiterapia ad alto dosaggio in alternativa alla chirurgia e alla radioterapia esterna.