Un vecchio farmaco rallenta i danni cerebrali causati dalla sclerosi multipla

La sperimentazione

Un vecchio farmaco rallenta i danni cerebrali causati dalla sclerosi multipla

Un trial clinico fornisce speranza a i pazienti affetti dalle forme progressive
redazione

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Il trial clinico finanziato dai National Institutes of Health ha dimostrato la capacità del farmaco ibudilast di preservare il tessuto cerebrale. In due anni volume del cervello dei pazienti trattati con placebo si è ristretto di 2,5 millilitri in più

Il volume del cervello si riduce progressivamente. È l’atrofia cerebrale provocata dalle forme più gravi di sclerosi multipla. E la scienza da tempo cerca il modo di fermare questo processo. Ora grazie ai promettenti risultati di un trial clinico di fase 2 condotto alla Cleveland Clinic in Ohio sembra che l’obiettivo sia stato raggiunto. Per la prima volta un farmaco antinfiammatorio, ibudilast, si è rivelato in grado di rallentare l’atrofia cerebrale.

Il farmaco, ad assunzione orale, agisce su diversi meccanismi coinvolti nella sclerosi multipla; è stato approvato in Giappone quasi 30 anni fa e impiegato principalmente nel trattamento dell'asma, dell'ictus e di manifestazioni allergiche. Ma da qualche anno lo si sta studiando per diversi altri utilizzi (per esempio la sclerosi laterale amiotrofica). 

Lo studio pubblicato ora sul New England Journal of Medicine è un trial clinico di fase 2 che ha coinvolto 250 pazienti in cura presso 28 diversi centri sanitari con sclerosi multipla primariamente e secondariamente progressiva e ha messo a confronto gli effetti del farmaco con un placebo.

I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: il primo ha assunto per 96 settimane (due anni) fino a 10 pasticche di ibudilast al giorno e il secondo 10 pillole fasulle senza alcun principio attivo. Ogni sei mesi i pazienti venivano sottoposti a sofisticati esami di risonanza magnetica cerebrale in grado di valutare i cambiamenti nel cervello dei due gruppi. Dall’analisi delle immagini è emerso che ibudilast rallenta il processo di restringimento del cervello in confronto al placebo. Più precisamente: il cervello dei pazienti trattati con placebo hanno perso in due anni due anni 2,5 millilitri di tessuto in più rispetto a quelli che hanno assunto il farmaco vero. Non è ancora chiaro però se la perdita di tessuto cerebrale sia associata a una riduzione della funzione cerebrale. 

Il farmaco è stato nel complesso ben tollerato. Tra i principali effetti collaterali, sono comparsi disturbi gastrointestinali, mal di testa e depressione, non presenti nel gruppo trattato con placebo.

«Si tratta di risultati molto incoraggianti - ha dichiarato Robert J. Fox neurologo presso la Cleveland Clinic che ha guidato lo studio - e vanno verso una potenziale nuova terapia in aiuto delle persone affette da sclerosi multipla progressiva».

Lo studio ha anche approfondito l’utilizzo delle tecniche di imaging, cosa che potrebbe rivelarsi utile per comprendere meglio altri disturbi neurologici.  

La sclerosi multipla è causata da un difetto nella produzione di mielina, la sostanza che riveste gli assoni: provoca debolezza muscolare, disturbi del movimento, dell’equilibrio e della vista e può presentarsi sotto due forme: la forma recidivante-remittente in cui i sintomi compaiono e scompaiono a intervalli di settimane o mesi e la forma progressiva che è caratterizzata da una graduale declino delle funzioni cerebrali.

«Questi risultati forniscono un barlume di speranza per le persone con una forma di sclerosi multipla che causa disabilità a lungo termine, ma non ha molte opzioni di trattamento», ha commentato Walter J. Koroshetz, direttore del National Institute of Neurological Disorders and Stroke, uno dei centri affiliati ai National Institutes of Health americani a cui si deve il finanziamento della ricerca.